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E-mail marketing: MailUp

6 March 2009 2 Comments

mail-upL’e-mail marketing è una delle opzioni web forse un po’ più trascurata oggigiorno rispetto alle altre.

Eppure, come segnala Alessandro Binello da quest’anno come non mai “garantire” (notare il virgolettato) al cliente risultati “certi” con limitati i budget di spesa sarà condizione sine qua non.

Sempre Alessandro cita MarketingSherpa [http://www.marketingsherpa.com] quando evidenzia come gli investitori ritengano l’email uno degli strumenti in grado di garantire il ROI maggiore, sopra all’attività SEO ed il Paid Search (pay per click sui motori).

Chiedo a Luca Azzali di MailUp la ragione, a suo avviso, di questa percezione:
“L’email come strumento di marketing, integra diversi punti di forza: la semplicità d’uso (e di comprensione del mezzo stesso), la misurabilità capillare (un vero one-to-one), il potenziale di crescita (sarà uno strumento sempre più usato e riconosciuto), la versatilità (rimane un mezzo trasversalmente valido, in barba alle categorie merceologiche) e – non da ultimo – le possibilità di miglioramento/ottimizzazione dei risultati ottenuti. Insomma una vera “killer application””.

MailUp [www.mailup.it] è un sistema per gestire l’invio di newsletter, Direct E-mail mktg (DEM) e SMS (questi ultimi non li tratterò in questa sede): il sistema è completamente online, non è necessario installare dei software (si utilizza solo il browser) e da qualunque computer (PC o Mac).
Semplice ad usare (lo usavo quando lavoravo in Prometeo), è personalizzabile in base alle esigenze del cliente finale, ad esempio creando un messaggio da un file html già esistente (magari un modello standard preesistente). Tanti (100!) modelli grafici già esistenti garantiscono inoltre una visione perfetta su tutti i client di posta (non banale questo, non tutti lo sanno) arricchiscono l’offerta e non è necessario, quindi, avere un’esperienza da htmllista.

E’ possibile importare contatti da liste (anche da excel), per quelle aziende che hanno dei pseudo database un po’… artigianali.

I reports (statistiche in tempo reale via web) sono anche grafici ed i dettagli sostanzialmente dicono:
1) ricezione e-mail (Luca, me lo confermi? “Confermo: dividiamo in inviate/ritornate/casella piena/bloccate/recapitati: su quelle bounced diamo anche un dettaglio completo degli errori ed un raggruppamento in categorie”)
2) quanti/chi ha letto il messaggio
3) quanti/chi ha cliccato sul link presente nel messaggio e quando
4) successive performance (ad esempio quanti acquistano un oggetto promozionato sulla DEM) sono valutabili con i vari sistemi di web analytics (come Google Analytics e ConversionLab) non facenti però parte del “pacchetto” Mailup.

MailUp (certificato uni iso 9001) vanta oltre 900 le aziende tra i suoi utilizzatori: tra queste il Comune di Venezia, Agip, Università IULM, La Perla, Mercedes-Benz, Coin Spa, De Agostini, e tante altre.

Costi: una novità (anche il è online, pubblico) perché il costo annuale è fisso con invii illimitati, liste illimitate, senza spese nascoste o impreviste, senza tetti sulla dimensione dei messaggi. Canone FLAT non legato al numero di liste, contatti, spedizioni, tariffano in base alla velocità di spedizione delle email e non ci sono costi legati a “ricariche” sul volume dello spedito.

Luca, spiegami la tariffa in base alla velocità di spedizione delle email:
“Per capire le esigenze di un cliente ci basiamo su 3 parametri principali:
- la dimensione media del messaggio (tipicamente 10-15k immagini escluse)
- il numero dei contatti presenti a database
- il tempo totale, entro il quale si vuole che tutte le email vengano recapitate.
Il mix di questi semplici fattori ci permette di calcolare la banda necessaria per la spedizione entro i parametri forniti.
Questa modalità permette al cliente di restare al riparo dagli imprevisti: infatti non si sono altri costi legati alla spedizione stessa. La lista del cliente cresce oppure il messaggio è di dimensione maggiore? Nessun problema, il tempo totale di spedizione sarà un po’ più lungo (sempre che non si acquisti della banda aggiuntiva, opzione decisamente conveniente).”

Fammi tre esempi di case histories di successo (da http://www.mailup.it/Casestudy.asp).
Luca: “Puoi fare riferimento a questi:
COIN [http://www.mailup.it/casi-di-successo/newsletter-coin.asp]
MYAIR [http://www.mailup.it/casi-di-successo/newsletter-myair.asp]
BLOGOSFERE [http://www.mailup.it/casi-di-successo/newsletter-blogosfere.asp]”

Nelle ‘Novità’ trovo “La nuova pagina di disiscrizione consente di ridurre il tasso di disiscritti! E’ una pagina standard che si apre quando l’utente si disiscrive, che gli presenta tutte le liste a cui è iscritto o non iscritto, e può con pochi clic scegliere”: perché? Voglio dire, se l’utente finale è determinato a disiscriversi, perché mettergli un impedimento ulteriore?
Luca: “Perché spesso, l’opt-out nasconde una realtà diversa: l’utente finale si vuole di cancellare non perché non è interessato alla comunicazione ma più precisamente perché non gli stiamo dando le informazioni che vuole. Il momento di “cancellazione” quindi assume un ruolo differente: fornisce all’iscritto la possibilità di conoscere esattamente quali informazioni io distribuisco, fornendo la preziosa possibilità di scegliere tra una “migrazione” oppure una cancellazione definitiva. Quello che si può definire una scelta consapevole!”

Secondo me esistono dei preconcetti molto forti nei confronti dell’e-mail mktg e sono ingiustificati.
Luca: “concordo. Bisogna lavorare molto sulla cultura del mezzo, aprendo così nuove opportunità e minimizzando la diffidenza.”

Come vi regolate nel caso in cui il cliente non abbia un proprio DB verso cui comunicare?
Luca: “Abbiamo scelto volontariamente di non lavorare in quella direzione concentrandosi unicamente sullo sviluppo e commercializzazione della piattaforma.
Inoltre questa strategia ci permette di fugare ogni dubbio sull’utilizzo di indirizzi di cui siamo formalmente in possesso, ma che a tutti gli effetti rimangono di proprietà e responsabilità esclusiva del cliente finale del servizio.
Abbiamo però alcuni partner specializzati in questo campo con cui lavoriamo da tempo a cui indirizzare le richieste (del resto piuttosto frequenti).”

Perché, infine, un cliente dovrebbe investire in e-mail mktg?
Luca: “Perché, come dicevo più sopra, le barriere all’ingresso di questo canale sono veramente molto ridotte, sia in termini economici che in termini tecnici. Ogni azienda ha un proprio database su cui lavorare, da migliorare ed ottimizzare. Per quanto piccolo sia inizialmente, non va mai sottovalutato. Le possibilità di ottimizzazione e crescita sono virtualmente infinite: c’è però bisogno di preparazione, costanza e pianificazione. Nulla di impensabile quindi…”

Chiudo con una considerazione.
I risultati “certi” sono una delle caratteristiche della comuncazione via web: sin dal cost per impressions abbiamo avuto l’opportunità mai vista prima di misurare la fruizione del messaggio pubblicitario. Ne sono seguite ulteriori opzioni dai costi sempre più abbordabili (per piccoli quantitativi), misurabili e a tariffe via via più vantaggiose (a performance: cost per click, cost per lead, cost per sale).
L’e-mail marketing, se ben fatto, diventa veramente verticale sul target e a mio avviso sono fondamentali due aspetti:
1) liste (nel senso di Database) pulite: niente sovrapposizioni di utenti (li pagate N volte) e liste non sature (utenti stressati da troppi messaggi);
2) una piattaforma funzionale che vi dica il reale successo (andando per esperimenti) del vostro mailing e soprattutto come ripetere al meglio le volte successive.
Aspetto extra: se è vero che chi fa da sé fa per tre, se volete comparire in un Case History, affidatevi a dei professionisti.
La fortuna tenetevela per quando giocate al Superenalotto :-)

2 Comments »

  • Gladis Monti said:

    Peccato però che la maggior parte di mail vengano subito riconosciute come spam e quindi non lette dal “potenziale cliente”

  • Luca Azzali said:

    In realtà va fatta una doverosa distinzione tra le email che il lettore ha scelto volontariamente di ricevere e quelle che riceve “suo malgrado”. Ad ognuno di noi è capitato di ricevere comunicazioni non sollecitate e questo - purtroppo - esula dal discorso che abbiamo fatto fino a qui. Costruire una lista in maniera corretta e trasparente non sempre mette al riparo sulla possibilità di incappare in un filtro antispam, ma questa rappresenta un’eccezione e non la regola. Si può sempre analizzare il dato e risalire alla causa, per migliorare le performance. Se invece parliamo di liste che non hanno i requisiti per essere in regola, la situazione è diametralmente opposta ed il filtro antispam fa solo il suo (sacrosanto) lavoro.

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