Obama è da uccidere? Un successo per Facebook
Questa settimana ha fatto scalpore un sondaggio su Facebook che chiedeva se il presidente americano Obama fosse da uccidere.
Le risposte possibili erano Sì / Forse / Sì se taglia la mia assistenza sanitaria / No.
Scandaloso? Be’, l’Intelligence statunitense s’è logicamente preoccupata di default.
Facebook ha fatto ammenda e s’è affrettata - dopo aver cancellato il sondaggio - a prendere le distanze e a cancellare il tipo di applicazione, vale a dire la possibilità di mettere on line un sondaggio qualsiasi e a diffonderlo.
Il successo di Facebook (su Google) è doppio e consta in tre fattori:
1) la libertà: l’applicazione era libera, a disposizione di chiunque, plasmabile da ogni utente
che si fosse inventato un qualsivoglia sondaggio, dalla preferenza nei gusti dei gelati, al cartone animato preferito oppure, per l’appunto, se l’assassinio del presidente americano fosse cosa da fare o meno.
La preoccupazione dei Servizi americani non sarà stata, comunque, tanto quella di capire se vi fosse effettivamente un disegno criminoso che puntasse ad uccidere Obama: l’eventuale attentatore sarebbe stato perlomeno sciocco a farlo così pubblicamente.
L’intento era di riuscire a bloccare un processo che avrebbe anche potuto portare alla delegittimazione del Presidente statunitense, cosa molto più grave, perché avrebbe minato il sistema: i votanti, al momento della sospensione, erano poco più di 700 e non si conoscono i risultati, ma se il sondaggio fosse andato avanti e avesse raggiunto 70.000 o 700.000?
E se fossero stati 7 milioni i partecipanti e se un numero cospicuo avesse considerato che sì, in fin dei conti, uccidere il presidente era un’opzione perseguibile? Sembra di essere alla vigilia di un golpe.
Cosa che se succede tramite Twitter in Iran si parla di democrazia (repressa) ma se avviene negli U.S.A. si può anche parlare di terrorismo. Ma non desidero certo parlare di politica, in questo pezzo, quanto di media.
2) riprendendo dal primo punto, la grande diffusione: si fosse trattato del sito pincopallo.org (che non esiste, ho verificato ;-)) che ha 3 utenti in croce, nessuno se ne sarebbe preoccupato. Ma Facebook è ancor di più oggi un enorme (mezzo miliardo di utenti saranno le persone registrate a Dicembre 2009) bacino di utenti.
Non altrettanto si può dire di Google, cui a tantissimi siti fanno capo molte meno persone, soprattutto società che cercano di violarne il codice (vale a dire l’algoritno di indicizzazione), i cosidetti esperti SEO (nelle loro varie gradazioni di cappello, dal temibile Black Hat all’”allineato” White passando per varie tonalità di grigio).
Che io sappia, ad oggi, viceversa, nonostante qualcuno abbia provato a farsi passare per Esperto SNO (Social Network Optimizer) i social sono abbastanza “blindati” da non permettere lo stesso meccanismo: ce ne sono di altri molto meno efficienti e tali da non potersi permettere di autocelebrarsi “Esperto”. Al limite si può parlare di Relazioni Pubbliche… “avanzate”.
3) la democraticità: il processo viene dal basso. Chi s’è inventato il sondaggio è una persona con un po’ di inventiva (e senso dell’umorismo, magari anche critico) che ha pensato di usufruire di un servizio del sistema Facebook.
Sono le persone, quindi, a fare Facebook, non un algoritmo che restituisce (dall’alto verso il basso)dei risultati ad un’interrogazione.
Perché Google fa questo: se chiedo qualcosa sui soldi, mi restituisce una serie di risultati che Google ha stimato essere interessanti per un calcolo effettuato dal suo algoritmo (passato poi magari, per i temi più rilevanti, tramite la lente di un’osservazione umana).
Ma sempre dall’alto verso il basso, da Google verso gli utenti.
Altro esempio: il fatto stesso che Google abbia deciso di conformarsi alle direttive cinesi riguardo ai risultati da mostrare, indica che Google tratta più da clienti che da utenti i propri utilizzatori.
Viceversa, su Facebook posso (o potevo?) effettuare delle discussioni che possono allargarsi a dismisura e chiedere ai miei amici (e qui sta la chiave!) che ne pensano della Repubblica Cinese.
Qui sta il punto: chiedo agli amici. O ai conoscenti. A persone, comunque, che posso “verificare”: è peer to peer (da pari a pari).
Facebook, quindi, a mio parere, non dovrbbe cancellare del tutto l’applicazioni ma trovare il meccanismo per controllarlo in modo intelligente.
E mettere una bella pietra angolare nella costruzione del suo prossimo sistema, il motore di ricerca anti-google, un motore che noon fa solo della semantica il suo punto di forza ma le persone che vi sono dietro.
Un sistema che, semplicistamente, immagino così: all’interrogazione nel motore con la keyword “soldi” il motore di Facebook potrebbe restituirmi una serie di risultati spiegandomi che un certo numero di miei amici diretti preferiscono quel tale risultato così come un altro numero di amici indiretti (magari dicendomi anche il grado di separazione da questi) ed indicizzando così i MIEI risultati. Avremmo così risultati differenti per ciascuno di noi e, potendo votare la pertinenza dei risultati in merito alla nostra ricerca, potremmo “aiutare” il sistema a conferire maggiore importanza per quella determinata keyword al tal sito.
O al tal Gruppo! Ancor meglio (per Facebook), così Facebook sarebbe anche autoreferenziale e accrescerebbe la propria importanza all’interno dello stesso Google.
Sempre che l’algoritmo “decida” di rimanere imparziale riguardo a certi gruppi di Facebook che per determinati argomenti dovrebbero assurgere agli onori delle SERP.
Don’t be Evil, caro Google? Sarebbe un bel banco di prova, quello.
Certo, ci sta provando anche Google sia tramite il motore (che da tempo, se si è utenti loggati, dà la possibilità di indicare le proprie preferenze) che con la propria community, Orkut.
Risultato? Be’, se Google ha cercato più volte di comprarsi Google pare ovvio, il risultato.









Il post è molto interessante.
Sia per la parte su Obama (se riesci a reperire i dati ultimi del sondaggio prima del cancellamento, sarebbe interessante conscerli), sia per il confronto FaceBook e Google.
Diciamo che non mi pare molto appropriato il confronto, per diversi motivi:
1) Uno è un social network, l’altro è un motore di ricerca;
2) Uno è relativamente nuovo, l’altro un pilastro preistorico del mondo di internet (preistorico, in questo caso, con accezione neutra).
E’ abbastanza normale che ancora non ci siamo i vari Social Network Super Professional Expert With The Greatest Knowledge Of FaceBook, ma sono convinto che presto spunteranno fuori. Bisogna dargli tempo.
Quanto alla democraticità, direi che il discorso di ripete. FaceBook è nuovo, ancora deve confrontarsi al meglio con i comportamenti dei suoi utenti.
Come YouTube ha dovuto (e ancora deve al meglio) conciliare i propri video con le richieste e lamentele delle case discografiche che vedono costantemente violato il loro copyright, anche FaceBook dovrà stare attento a limitare (la parola si deve prendere con le dovute precauzioni, soprattutto nel contesto della frase) la libertà dei suoi utenti.
Una notizia su FaceBook che leggevo e che in parte mi pare pertinente a quello che tu scrivi (e che forse ti farà piacere) è che FaceBook ha deciso di considerare le preferenze dei proprio utenti (presumo studiando di cosa si è fan, in che bacheche si è scritto e via dicendo) per scremare la pubblicità che ogni utente vede.
Alcuni pensano questo sia un modo subdolo di pubblicità targettizzata, ovvero, sei fan della PincoPallina (ho controllato, non esiste come società, eheh, ma se la fondano, suggeriamogli pincopallo.org), e allora vedrai spesso la pubblicità dei prodotti di PincoPallina. Insomma, mi viene in mente uno spezzone di una commedia chiama “IT Crowd” (britannica) che ironizzava sulla parodia di FaceBook, chiamata FriendFace, facendo diventare un personaggi dipendente da Cuke (ovviamente parodia della Coca Cola) dopo essersi iscritto.
Per altri, per finire il discorso, questa scelta è utile perché evita agli utenti di visualizzare tanta pubblicità seccante che non desiderano vedere. Un po’, come dici tu, per le ricerche di un’eventuale FaceMotoreDiRicercaBook.
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