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	<title>Web Marketing</title>
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	<description>Marco Marelli</description>
	<pubDate>Fri, 25 Nov 2011 17:48:47 +0000</pubDate>
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		<title>Internet TV: condivisione imprevista</title>
		<link>http://webmarketing.marcomarelli.com/headline/internet-tv-condivisione-imprevista/2011/11/25/</link>
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		<pubDate>Fri, 25 Nov 2011 17:48:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco Marelli</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[Questo Natale, tra i vari gadgets che le persone saranno indotte a desiderare, si vedranno i primi &#8220;prototipi&#8221; di internet TV.
Certo, versioni già &#8220;avanzate&#8221; (virgolettati d&#8217;obbligo) rispetto a quelle viste ai veri primordi (già più di una decina d&#8217;anni fa si parlava di fruire internet attraverso la televisione) ma pur sempre delle versioni imperfette. 
Imperfette per diverse ragioni: intanto non esiste una vera user experience tale da poter stabilire uno standard ma, si sa, quella verrà strada facendo, ma soprattutto per un fattore su cui pochi ragionano. 
Da che internet ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Questo Natale, tra i vari gadgets che le persone saranno indotte a desiderare, si vedranno i primi &#8220;prototipi&#8221; di <strong>internet TV</strong>.<br />
Certo, versioni già &#8220;avanzate&#8221; (virgolettati d&#8217;obbligo) rispetto a quelle viste ai veri primordi (già più di una decina d&#8217;anni fa si parlava di fruire internet attraverso la televisione) ma pur sempre delle versioni imperfette. </p>
<p>Imperfette per diverse ragioni: intanto non esiste una vera user experience tale da poter stabilire uno standard ma, si sa, quella verrà strada facendo, ma soprattutto per un fattore su cui pochi ragionano. </p>
<p>Da che internet è internet la vera fruizione è sempre stata personale, nel senso di &#8220;solitaria&#8221;: ad ogni utente è sempre corrisposta una sola testa pensante.<br />
Strada facendo, anche quando da computer (non per niente chiamato &#8220;personal&#8221;) s&#8217;è passati al telefono cellulare per poter navigare sul web, la fruizione è sempre stata unica. A ciascuno il suo cellulare&#8230; anche più di uno, noi italiani.</p>
<p>Sono ben note, poi, le questioni che nascono allorquando, sul divano familiare le contese sul possesso del telecomando intesiscono anche le più quiete famiglie.<br />
Il più delle volte dalle liti nasce l&#8217;esigenza di duplicare ed anche triplicare i televisori: chi lo mette in cucina, chi nella propria camera da letto.<br />
E questo comportamento nasce solo da un utenza pressoché passiva: l&#8217;utente &#8220;padrone&#8221; del telecomando ha poche chanches.<br />
Può alzare o diminuire il volume, buttarsi sul televideo (esiste ancora, eggià!) oppure scanalare in cerca di programmi più interessanti.<br />
Anche queste poche azioni suscitano, da parte di chi subisce le altrui azioni, scontentezze e grandi lamentele: il volume non è di proprio gradimento, perché girare (lo zapping infastidisce non poco se non lo si domina di persona), figurarsi televideo&#8230;<br />
E proprio televideo è quel che più accomuna la generazione degli attuali nonni - quelli che non avevano la televisione e che sono passati dalla vederla in casa altrui, nei bar, ad averla in casa col primo canale, secondo, Svizzera, Capodistria e poi giù il diluvio delle televisioni libere, via satellite, via cavo, ecc. e che sono passati dal tubo catodico al plasma al digitale - coi loro nipoti: una pagina testuale che ha delle attinenze con internet, se non altro nella prima versione di internet. La versione dei primi browser e delle prime utenze via modem, in cui il testo era decisamente preponderante sulle immagini per questioni logistiche: browser abbastanza moderne ma trasmissione dei dati lentissima e quindi se dovevano esistere dei contenuti, questi in primis dovevano essere testuali.<br />
Quindi vedi televideo e rammenti l&#8217;inizio del web ma senza ipertesti: si naviga solo digitando i numeri delle pagine, certo. Ma il paragone ci sta. </p>
<p>Il punto, però, è un altro: come navigheremo, quando il browser televisivo porterà la famiglia a contendersi quel che sarà l&#8217;ibrido mouse-telecomando?<br />
Vaticino - senza quartine interpretabili in tanti modi - un&#8217;internet TV in ogni stanza. Finiremo per usarla come un grande monitor, proprio come un televisore.<br />
Certo, più intelligente, ma non esisterà più il vecchio concetto di televisione che raggruppava il nucleo familiare a condividere un unico contenuto: a quello baderanno i film, fino a quando qualcuno non introdurrà una vera interazione anche per quelli, s&#8217;intende!</p>
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		<title>L&#8217;insostenibile leggerezza dell&#8217;internet</title>
		<link>http://webmarketing.marcomarelli.com/headline/l-insostenibile-leggerezza-dell-internet/2011/08/11/</link>
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		<pubDate>Thu, 11 Aug 2011 10:25:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco Marelli</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Facebook Messenger]]></category>

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		<description><![CDATA[Riprendo a scrivere dopo 1 anno e mezzo: ero troppo preso a fare.  
Nuovo lavoro, tanta attività e pochissimo tempo per scrivere quello che, comunque, osservavo.
L&#8217;ultimo post parlava di &#8220;Google Buzz, il Social di Gmail&#8221; e fa sorridere, oggi. Oggi che è partito Google+, l&#8217;ennesimo tentativo di Google per arrivare a facebook.
&#8220;Riuscirà? Non Riuscirà?&#8221; è diventato il nuovo tormentone, tipo le canzonette estive. Ma non sono solo canzonette, come si diceva in illo tempore.
Intanto Microsoft ha preso Skype, fb si attrezza con l&#8217;email (e gli SMS, con Facebook Messenger: ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-322" title="insostenibile leggerezza dell'internet" src="http://webmarketing.marcomarelli.com/wp-content/leggerezza-internet.jpg" alt="insostenibile leggerezza dell'internet" hspace="5" width="300" height="275" />Riprendo a scrivere dopo 1 anno e mezzo: ero troppo preso a fare. <img src='http://webmarketing.marcomarelli.com/wp-includes/images/smilies/icon_smile.gif' alt=':-)' class='wp-smiley' /> </p>
<p>Nuovo lavoro, tanta attività e pochissimo tempo per scrivere quello che, comunque, osservavo.</p>
<p>L&#8217;ultimo post parlava di &#8220;<span><a rel="bookmark" href="http://webmarketing.marcomarelli.com/social-networks/google-buzz-gmail-social/2010/02/09/">Google Buzz, il Social di Gmail</a></span>&#8221; e fa sorridere, oggi. Oggi che è partito <strong>Google+</strong>, l&#8217;ennesimo tentativo di Google per arrivare a <strong>facebook</strong>.</p>
<p>&#8220;Riuscirà? Non Riuscirà?&#8221; è diventato il nuovo tormentone, tipo le canzonette estive. Ma non sono solo canzonette, come si diceva in illo tempore.</p>
<p>Intanto Microsoft ha preso <strong>Skype</strong>, fb si attrezza con l&#8217;email (e gli SMS, con <strong>Facebook Messenger</strong>: leggetene su <a href="http://gadget.wired.it/news/applicazioni/2011/08/11/facebook-messenger-14009.html" target="_blank">Wired</a>), <strong>Twitter </strong>cerca ancora una sua strada e, appunto, Google esce col suo &#8220;più&#8221;.</p>
<p>E&#8217; così importante sapere se Big G ce la farà ad &#8220;attaccare&#8221; fb o meno? Dal punto di vista degli utenti mica tanto: chi usa i social (al di là del punto di vista di taluni politici italiani riguardo alla  dipendenza da web - <a href="http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/tecnologia/2011/08/05/visualizza_new.html_758245064.html">http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/tecnologia/2011/08/05/visualizza_new.html_758245064.html</a> &#8230; e la TV? Nessuno s&#8217;è mai posto l&#8217;interrogativo? Mah!) continuerà ad usare&#8230; i più utili! E questi saranno quelli più pratici, usabili, ed in cui troverà un maggior numero di persone con cui effettuare attività sociali. Non frequenti lo stesso posto (spiaggia, bar, compagnia) se non ti trovi più bene, se non c&#8217;è più la gente giusta, se il servizio inizia a far schifo.</p>
<p>Dal punto di vista del Web Marketing fb ne ha ancora di strada da fare! Microsoft (Bing&#8230;) con Yahoo! poi, patiscono una certa disaffezione (che fu l&#8217;iceberg di Altavista in termini Titanic) e Twitter, infine, deve ancora iniziare&#8230; ma saprà come iniziare?</p>
<p>Google ha un sistema maturo, già esperto ed in continua evoluzione che può contare, soprattutto, sulle keywords, vera chiave di volta rispetto a facebook che dà la possibilità di pianificare su target basati su età, sesso, locazione geografica ed interessi: buona ma non sufficiente.</p>
<p>La ragione di tale insufficienza? L&#8217;incapacità di gestire la concorrenza tra gli inserzionisti e quindi i costi di acquisizione dall&#8217;inizio si sono decuplicati. Quindi pubblicità su facebook sì ma dipende per che business ed il relativo target. Misurando sempre giorno dopo giorno le redemptions, ovviamente.</p>
<p>Tra un altro anno e mezzo, quando tornerò a scrivere, cosa sarà successo? <img src='http://webmarketing.marcomarelli.com/wp-includes/images/smilies/icon_wink.gif' alt=';-)' class='wp-smiley' /> </p>
]]></content:encoded>
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		<title>Google Buzz, il Social di Gmail</title>
		<link>http://webmarketing.marcomarelli.com/social-networks/google-buzz-gmail-social/2010/02/09/</link>
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		<pubDate>Tue, 09 Feb 2010 21:47:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco Marelli</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[Google Buzz [www.google.com/buzz] è il nuovo servizio che da stasera alcuni (e nei prossimi giorni tutti) users di Gmail possono provare ad usare per un uso Social di Google.
Come scritto su googleitalia.blogspot.com Google Buzz &#8220;organizzare l&#8217;informazione sociale presente sul web, trovando ciò che é più rilevante tra i tanti messaggi di fondo, sia un&#8217;attività interessante&#8221;.
Certo, Facebook esce con una nuova home e Google - che inseguiva da tempo e aveva fatto un passo falso con Wave - ora contrattacca.
E lo fa ripartendo da uno dei suoi punti forti, Gmail, &#8220;in ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-338" title="google buzz" src="http://webmarketing.marcomarelli.com/wp-content/google-buzz.jpg" alt="google buzz" hspace="5" width="300" height="275" /><strong>Google Buzz</strong> [<a href="http://www.google.com/buzz" target="_new">www.google.com/buzz</a>] è il nuovo servizio che da stasera alcuni (e nei prossimi giorni tutti) users di <strong>Gmail</strong> possono provare ad usare per un uso <em>Social</em> di Google.</p>
<p>Come scritto su <a title="googleitalia blogspot.com" href="http://googleitalia.blogspot.com/2010/02/vi-presentiamo-google-buzz.html" target="_blank">googleitalia.blogspot.com</a> Google Buzz &#8220;organizzare l&#8217;informazione sociale presente sul web, trovando ciò che é più rilevante tra i tanti messaggi di fondo, sia un&#8217;attività interessante&#8221;.</p>
<p>Certo, Facebook esce con una nuova home e Google - che inseguiva da tempo e aveva fatto un passo falso con Wave - ora contrattacca.<br />
E lo fa ripartendo da uno dei suoi punti forti, <strong>Gmail</strong>, &#8220;<span style="color: #000000; font-size: 100%;"><span style="font-family: arial;">in cui integrare foto, video e link utili per renderla ancora più ricca</span></span>&#8220;.</p>
<p>La corsa è (r)iniziata: le armi a disposizioni, oltre all&#8217;appeal che proveremo verso uno o, perché no, entrambi saranno la funzionalità (Wave è naufragata qui?) e soprattutto la costante innovazione.</p>
<p><img class="alignright size-full wp-image-341" title="googlebuzz" src="http://webmarketing.marcomarelli.com/wp-content/googlebuzz.jpg" alt="googlebuzz" width="432" height="259" /><strong>Google Buzz</strong> è già disponibile sui <strong>telefonini </strong>accedendo tramite il browser del cellulare all&#8217;indirizzo buzz.google.com anche se per ora riservata gli smartphone Android ed iPhone (prossimi Windows Mobile, Symbian S60 e BlackBerry).</p>
<p>Google Buzz Mobile sfrutta la geolocalizzazione per visualizzare i &#8220;buzz&#8221; delle persone nelle nostre vicinanze o quelli riferiti ad un particolare luogo di nostro interesse.</p>
<p>Buzz porta in GMail sia Twitter che Flickr oltre gli altri servizi Google, come Picasa o Reader.</p>
<p>Perché gli utenti sono il <em>goal</em>, e per segnare bisogna essere proprio dei bravi attaccanti! Intanto, benvenuto <strong>Google Buzz</strong>!</p>
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		<title>Obama è da uccidere? Un successo per Facebook</title>
		<link>http://webmarketing.marcomarelli.com/featured/obama-e-da-uccidere-un-successo-per-facebook/2009/10/03/</link>
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		<pubDate>Sat, 03 Oct 2009 13:32:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco Marelli</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[Questa settimana ha fatto scalpore un sondaggio su Facebook che chiedeva se il presidente americano Obama fosse da uccidere.

Le risposte possibili erano Sì / Forse / Sì se taglia la mia assistenza sanitaria / No.
Scandaloso? Be&#8217;, l&#8217;Intelligence statunitense s&#8217;è logicamente preoccupata di default.
Facebook ha fatto ammenda e s&#8217;è affrettata - dopo aver cancellato il sondaggio - a prendere le distanze e a cancellare il tipo di applicazione, vale a dire la possibilità di mettere on line un sondaggio qualsiasi e a diffonderlo.
Il successo di Facebook (su Google) è doppio e ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-322" title="obama da uccidere successo facebook" src="http://webmarketing.marcomarelli.com/wp-content/obama-da-uccidere-successo-facebook.gif" alt="obama da uccidere successo facebook" hspace="5" width="485" height="257" />Questa settimana ha fatto scalpore un sondaggio su <strong>Facebook </strong>che chiedeva se il presidente americano <strong>Obama </strong>fosse <strong>da uccidere</strong>.<br />
<span id="more-321"></span><br />
Le risposte possibili erano Sì / Forse / Sì se taglia la mia assistenza sanitaria / No.</p>
<p>Scandaloso? Be&#8217;, l&#8217;Intelligence statunitense s&#8217;è logicamente preoccupata di default.<br />
Facebook ha fatto ammenda e s&#8217;è affrettata - dopo aver cancellato il sondaggio - a prendere le distanze e a cancellare il tipo di applicazione, vale a dire la possibilità di mettere on line un sondaggio qualsiasi e a diffonderlo.</p>
<p>Il <strong>successo </strong>di Facebook (su Google) è doppio e consta in tre fattori:<br />
1) la <strong>libertà</strong>: l&#8217;applicazione era libera, a disposizione di chiunque, plasmabile da ogni utente<br />
che si fosse inventato un qualsivoglia sondaggio, dalla preferenza nei gusti dei gelati, al cartone animato preferito oppure, per l&#8217;appunto, se l&#8217;assassinio del presidente americano fosse cosa da fare o meno.<br />
La preoccupazione dei Servizi americani non sarà stata, comunque, tanto quella di capire se vi fosse effettivamente un disegno criminoso che puntasse ad uccidere Obama: l&#8217;eventuale attentatore sarebbe stato perlomeno sciocco a farlo così pubblicamente.<br />
L&#8217;intento era di riuscire a bloccare un processo che avrebbe anche potuto portare alla delegittimazione del Presidente statunitense, cosa molto più grave, perché avrebbe minato il sistema: i votanti, al momento della sospensione, erano poco più di 700 e non si conoscono i risultati, ma se il sondaggio fosse andato avanti e avesse raggiunto 70.000 o 700.000?<br />
E se fossero stati 7 milioni i partecipanti e se un numero cospicuo avesse considerato che sì, in fin dei conti, uccidere il presidente era un&#8217;opzione perseguibile? Sembra di essere alla vigilia di un golpe.<br />
Cosa che se succede tramite Twitter in Iran si parla di democrazia (repressa) ma se avviene negli U.S.A. si può anche parlare di terrorismo. Ma non desidero certo parlare di politica, in questo pezzo, quanto di media.</p>
<p>2) riprendendo dal primo punto, la grande <strong>diffusione</strong>: si fosse trattato del sito pincopallo.org (che non esiste, ho verificato ;-)) che ha 3 utenti in croce, nessuno se ne sarebbe preoccupato. Ma Facebook è ancor di più oggi un enorme (mezzo miliardo di utenti saranno le persone registrate a Dicembre 2009) bacino di utenti.<br />
Non altrettanto si può dire di Google, cui a tantissimi siti fanno capo molte meno persone, soprattutto società che cercano di violarne il codice (vale a dire l&#8217;algoritno di indicizzazione), i cosidetti esperti SEO (nelle loro varie gradazioni di cappello, dal temibile Black Hat all&#8217;&#8221;allineato&#8221; White passando per varie tonalità di grigio).<br />
Che io sappia, ad oggi, viceversa, nonostante qualcuno abbia provato a farsi passare per Esperto SNO (Social Network Optimizer) i social sono abbastanza &#8220;blindati&#8221; da non permettere lo stesso meccanismo: ce ne sono di altri molto meno efficienti e tali da non potersi permettere di autocelebrarsi &#8220;Esperto&#8221;. Al limite si può parlare di Relazioni Pubbliche&#8230; &#8220;avanzate&#8221;.</p>
<p>3) la <strong>democraticità</strong>: il processo viene dal basso. Chi s&#8217;è inventato il sondaggio è una persona con un po&#8217; di inventiva (e senso dell&#8217;umorismo, magari anche critico) che ha pensato di usufruire di un servizio del sistema Facebook.<br />
Sono le persone, quindi, a fare Facebook, non un algoritmo che restituisce (dall&#8217;alto verso il basso)dei risultati ad un&#8217;interrogazione.<br />
Perché Google fa questo: se chiedo qualcosa sui soldi, mi restituisce una serie di risultati che Google ha stimato essere interessanti per un calcolo effettuato dal suo algoritmo (passato poi magari, per i temi più rilevanti, tramite la lente di un&#8217;osservazione umana).<br />
Ma sempre dall&#8217;alto verso il basso, da Google verso gli utenti.<br />
Altro esempio: il fatto stesso che Google abbia deciso di conformarsi alle direttive cinesi riguardo ai risultati da mostrare, indica che Google tratta più da clienti che da utenti i propri utilizzatori.<br />
Viceversa, su Facebook posso (o potevo?) effettuare delle discussioni che possono allargarsi a dismisura e chiedere ai miei amici (e qui sta la chiave!) che ne pensano della Repubblica Cinese.<br />
Qui sta il punto: chiedo agli amici. O ai conoscenti. A persone, comunque, che posso &#8220;verificare&#8221;: è peer to peer (da pari a pari).<br />
Facebook, quindi, a mio parere, non dovrbbe cancellare del tutto l&#8217;applicazioni ma trovare il meccanismo per controllarlo in modo intelligente.<br />
E mettere una bella pietra angolare nella costruzione del suo prossimo sistema, il motore di ricerca anti-google, un motore che noon fa solo della semantica il suo punto di forza ma le persone che vi sono dietro.<br />
Un sistema che, semplicistamente, immagino così: all&#8217;interrogazione nel motore con la keyword &#8220;soldi&#8221; il motore di Facebook potrebbe restituirmi una serie di risultati spiegandomi che un certo numero di miei amici diretti preferiscono quel tale risultato così come un altro numero di amici indiretti (magari dicendomi anche il grado di separazione da questi) ed indicizzando così i MIEI risultati. Avremmo così risultati differenti per ciascuno di noi e, potendo votare la pertinenza dei risultati in merito alla nostra ricerca, potremmo &#8220;aiutare&#8221; il sistema a conferire maggiore importanza per quella determinata keyword al tal sito.<br />
O al tal Gruppo! Ancor meglio (per Facebook), così Facebook sarebbe anche autoreferenziale e accrescerebbe la propria importanza all&#8217;interno dello stesso Google.<br />
Sempre che l&#8217;algoritmo &#8220;decida&#8221; di rimanere imparziale riguardo a certi gruppi di Facebook che per determinati argomenti dovrebbero assurgere agli onori delle SERP.<br />
<em>Don&#8217;t be Evil</em>, caro Google? Sarebbe un bel banco di prova, quello.<br />
Certo, ci sta provando anche Google sia tramite il motore (che da tempo, se si è utenti loggati, dà la possibilità di indicare le proprie preferenze) che con la propria community, Orkut.<br />
<strong>Risultato</strong>? Be&#8217;, se Google ha cercato più volte di comprarsi Google pare ovvio, il risultato.</p>
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		<title>Pubblicità web sui telefonini: la guerra dei mini-browser</title>
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		<pubDate>Fri, 29 May 2009 13:16:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco Marelli</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[Giunti oramai ad un passo dalla convergenza tra telefonia mobile e web (sempre che non si sia valicato il fragile, fatidico ostacolo) è aperta la guerra dei minibrowser per telefonini. Soprattutto sul fronte della pubblicità.
Già, perché i telefonini non usano i browser &#8220;classici&#8221; del web (Internet Explorer e Mozilla Firefox, tra i più conosciuti, tanto per intenderci) quanto dei browser &#8220;dedicati&#8221;, pur esistendo dei due browser sopra citati anche le relative versioni mobile. I browser sono dedicati perché navigare su cellulare è ben differente rispetto a quanto avviene su computer.
Tanto ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://webmarketing.marcomarelli.com/wp-content/skyfire-minibrowser-telefonini.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-317" title="skyfire minibrowser telefonini" src="http://webmarketing.marcomarelli.com/wp-content/skyfire-minibrowser-telefonini.jpg" alt="skyfire minibrowser telefonini" width="300" height="300" hspace="5"/></a>Giunti oramai ad un passo dalla convergenza tra telefonia mobile e <strong>web </strong><span id="more-310"></span>(sempre che non si sia valicato il fragile, fatidico ostacolo) è aperta la guerra dei <strong>minibrowser</strong> per <strong>telefonini</strong>. Soprattutto sul fronte della <strong>pubblicità</strong>.</p>
<p>Già, perché i telefonini non usano i browser &#8220;classici&#8221; del web (Internet Explorer e Mozilla Firefox, tra i più conosciuti, tanto per intenderci) quanto dei browser &#8220;dedicati&#8221;, pur esistendo dei due browser sopra citati anche le relative versioni mobile. I browser sono dedicati perché navigare su cellulare è ben differente rispetto a quanto avviene su computer.</p>
<p>Tanto per intenderci, l’<a title="abi research" href="http://www.abiresearch.com" target="_blank">ABI Research</a> ( società newyorchese che dal 1990 effettua ricerche analitiche nel mercato tecnologico) dopo aver recentemente indicato che sono stati ben 258 milioni (calo dell’11% rispetto all’anno passato) i cellulari venduti nel primo trimestre del 2009, stima che il mercato dei mobile browser raggiungerà gli 1,5 miliardi di unità nel 2013.</p>
<p>Premessa: ad oggi, uno degli ultimi &#8220;baluardi&#8221; che ancora si frappongono - per mero guadagno delle compagnie di telecomunicazione mobile (Vodafone, TIM, Wind e per ultima 3) - sta nel traffico possibile, pur esistendo dei chiari segnali di apertura quali tariffe flat a canone settimanale di 2 o 3 Euro.<br />
Una breve odierna panoramica vuole infatti tariffe intorno ai 10/12 Euro al mese (<a title="tim offerta cellulare internet" href="http://www.tim.it/consumer/c357/i56249/livello2standard.do" target="_blank">TIM</a>, <a title="wind offerta mobile internet" href="http://www.wind.it/it/promo/index.phtml?sHp2=4064" target="_blank">Wind</a>, <a title="3 offerta internet mobile" href="http://www.tre.it/public/novita_promozioni.php" target="_blank">Tre</a> e <a title="vodafone mobile internet offerta" href="http://mobileinternet.vodafone.it/mobile-internet-data-pack.html" target="_blank">Vodafone</a>) per una navigazione tendente al flat.<br />
Tralascerò, nella mia trattazione, di come i browser possono dire la loro in termini di <a title="velocizzare il browser del cellulare" href="http://totumweb.com/2009/02/come-velocizzare-il-browser-del-cellulare" target="_blank">compressione dei dati</a> escludendo le immagini proprio perché, appunto, lo considero un ostacolo ormai superato date le flat accessibili.</p>
<p>L&#8217;elenco dei browser per cellulari, o minibrowser come vengono anche chiamati, è limitato ad una nutrita quanto consistente lista:<br />
- <a title="opera mini telefonino" href="http://mini.opera.com/" target="_blank">Opera Mobile</a><br />
- <a title="skyfire browser telefonino" href="http://get.skyfire.com/" target="_blank">SkyFire</a><br />
- <a title="fennec minibrowser mozilla" href="http://www.mozilla.org/projects/fennec/1.0a1/releasenotes" target="_blank">Mozilla Fennec</a><br />
- <a title="apple browser safari" href="http://www.apple.com/safari/" target="_blank">Safari Mobile</a><br />
- <a title="google browser chrome" href="http://www.google.com/chrome/index.html?hl=it" target="_blank">Google Chrome</a><br />
- <a title="teashark mobile browser" href="http://www.teashark.com/index.html" target="_blank">Teashark</a><br />
- <a title="blazer web browser" href="http://en.wikipedia.org/wiki/Blazer_(web_browser)" target="_blank">Blazer</a><br />
- <a title="ucweb mobile" href="http://www.ucweb.com/English/index.shtml" target="_blank">Ucweb Mobile</a></p>
<p>Le metriche per giudicare la bontà di un mini-browser sono vincolate a:</p>
<h2>1) il sistema operativo</h2>
<p>Il <a title="sistema operativo" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Sistema_operativo" target="_blank">sistema operativo</a> (ovvero il software che gestisce il device: nei computer i più famosi sono Windows e Linux per i PC, Mac OS per gli Apple; <a title="sistemi operativi" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Elenco_dei_sistemi_operativi" target="_blank">altri sistemi operativi</a>) con cui il browser può funzionare varia da cellulare a cellulare a seconda, appunto, del sistema operativo del telefonino.<br />
Mentre i computer hanno una problematica di questo genere in linea di massima - per i comuni mortali che ne fanno un uso non legato ad alcuna professionalità specifica - legata ad una triplicità (Windows, Mac e Linux) la questione si complica per i telefonini dato il moltiplicarsi dei sistemi operativi con cui funzionano i cellulari. Più volte le case produttrici di cellulari, infatti, fanno funzionare i propri cellulari con sistemi operativi di loro invenzione e proprietà [Symbian (bandiera dei Nokia), Windows mobile, RIM (BlackBerry), Mac OS X (iPhone), Android (di Google) e Limo (di Linux) tra i più noti sistemi operativi: ]. Notizia recente vuole addirittura un percorso inverso, da mobile a computer: primo tra questi, <a title="symbian sui netbook" href="http://cellulare-magazine.it/site/news/10514/Symbian_sale_sui_netbook.php" target="_blank">Symbian</a> sui netbook.</p>
<h2>2) lo schermo</h2>
<p>Le dimensioni dello schermo possono inficiare la bontà del miglior minibrowser: se, logicamente, le dimensioni sono troppo limitate (diciamo al di sotto dei 2,8&#8243;), più i broswer sono &#8220;incorniciati&#8221; o dotati di uno scarso supporto strumentale (più avanti trattati alla voce &#8220;Menù&#8221;) e più difficoltoso sarà il suo utilizzo.</p>
<h3>2.1) lo zoom</h3>
<p>A risolvere parzialmente la questione &#8220;schermo&#8221; ci viene incontro la capacità di zoom del mini-browser, a volte però in conflitto con la funzione di trascinamento dei contenuti.<br />
Infatti, a volte, quando si cerca di trascinare il contenuto (&#8221;scrollando&#8221;, come si dice in gergo) può essere che il browser interpreti questa azione come &#8220;zoom&#8221;, frustrando ancor di più l&#8217;usabilità del telefonino per usufruire del web.<br />
Tutto ciò è dovuto - oltre all&#8217;imprecisione nel navigatore e alle ridotte misure dello schermo - anche al fatto che si tratta di schermi di smartphone (il più delle volte: almeno il <a title="smartphone metà dei telefonini" href="http://cellulare-magazine.it/site/news/10499/Smartphone_la_met%E0_dei_telefonini.php" target="_blank">50% dei telefonini sarà smartphone</a> nei prossimi 3, 4 anni, secondo Sehat Sutardja, AD della <a title="marvell technology" href="http://www.marvell.com/company/index.jsp" target="_blank">Marvell Technology</a>) touch-screen, dove ogni pressione viene interpretata come &#8220;comando&#8221;&#8230;</p>
<h2>3) il menù</h2>
<p>Servire in una tavola così piccola è arduo anche per il migliore browser-cameriere.<br />
Se il menù, inteso come l&#8217;insieme degli strumenti a corredo della navigazione [possono essere a Tab (schede) o le più classiche ad albero; consideriamo in entrambi i casi il tool di ricerca testuale, imperdibile di regola quanto fondamentale su questi piccoli schermi], non è estremamente funzionale, la web experience mobile patisce enormemente il confronto con quella tramite computer. Qui sta il <em>busillis</em>: se non fossimo oramai abituati a navigare su PC utilizzando schermi via via più grandi, non ci parrebbe poi così male navigare via telefonino.<br />
E l&#8217;esempio lampante, anche per i computer, ci è dato dai netbook: navigare su schermi di PC dai 7&#8243; ai 10&#8243; diventa complicato per chi è uso a spazi più confortanti.</p>
<h2>4) visualizzazione orizzontale</h2>
<p>La tanto venerata possibilità di passaggio dalla visualizzazione normale a quella orizzontale può aiutare - ma solo parzialmente - la navigazione: ovviamente quel che si guadagna in larghezza, la si perde in altezza, ma la maggior parte dei siti sviluppa i propri contenuti in verticale, quindi pare una mezza soluzione.<br />
E&#8217; una funzione (la cosiddetta modalità &#8220;<em>Landscape</em>&#8220;) che dà i suoi benefici per altri scopi, quale la visione dei video, che hanno una larghezza quasi sempre maggiore dell&#8217;altezza. Meno per le foto, che si scattano anche in verticale.<br />
La capacità di ottimizzare lo spazio sugli schermi di dispositivi mobili è poi certamente un altro plus da considerare nella scelta (sempre che sia possibile effettuare una scelta e non essere vincolati ad un sistema operativo con minibrowser esclusivo) da tenere in considerazione.</p>
<h2>5) compressione delle immagini</h2>
<p>La compressione delle immagini per ridurre il traffico dati ma soprattutto per una navigazione più confortevole inaugura la questione della pubblicità web usufruita tramite mini-browser mobile.</p>
<p>Navigando normalmente diventa improbo poter vedere i classici banner che, con la compressione diventano addirittura invisibili (o quasi, gli escamotage sono all&#8217;ordine del giorno).<br />
I banner testuali (alla Adsense, per intenderci) emergono prepotentemente. Ma posizionati dove?<br />
Già, perché mai come ora il contenuto è King, diventa necessario per gli editori trovare a queste pubblicità degli spazi affinché non vengano percepiti come fastidiosi ottenendo così un effetto boomerang molto pericoloso.<br />
Ed ancora: CPC (Cost per Click)? La tendenza parrebbe contraria a quanto ora vigente sul web.<br />
Gli inserzionisti non dovrebbero essere molto ben disposti a pagare dei click chissà quanto voluti, magari causati da un improprio uso della funzione &#8220;scroll&#8221; di navigazione&#8230;</p>
<p>Pay per Action? Forse, almeno inizialmente, se gli editori non avranno sufficiente forza commerciale dato l&#8217;ancora marginale uso del mobile browsing. Ma qui il discorso avrà uno sviluppo per i siti web dedicati ad un uso esclusivamente mobile (ed i domini .mobi potrebbero così finalmente assurgere ad una dignità ad ora negatagli) che vedremo più avanti.</p>
<p>CPM (ovvero Cost per Migliaia - di impressions)? Potrebbe tornare in auge quanto vetusto da una decina d&#8217;anni: &#8220;un tanto al chilo&#8221;, ossia pagare la visibilità, un tot. ogni mille banner, spazi pubblicitari venduti a milionate ed ora residualmente utilizzati da quei settori che non possono far altrimenti (automotive in primis, finché non trovano alternative creative).</p>
<p>Una breccia in questa &#8220;testualizzazione&#8221; della pubblicità è data dalle capacità multimediali del minibrowser, prossimo punto.</p>
<h2>6) capacità multimediali</h2>
<p>Le capacità multimediali (di usufruire di contenuti Ajax, Flash, QuickTime e Java) di un minibrowser possono aumentare incrementalmente le capacità di navigazione e soprattutto gratificare enormemente il navigatore mobile.<br />
Skyfire, ad esempio, è capace di visualizzare i video di YouTube nonostante non sia installato alcun lettore Flash sul proprio cellulare e questa (insieme a diverse altre) funzione eleva la rilevanza di questo browser di parecchi punti.</p>
<p><object width="640" height="385" data="http://www.youtube.com/v/kESdESjyOdA&amp;hl=it&amp;fs=1" type="application/x-shockwave-flash"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/kESdESjyOdA&amp;hl=it&amp;fs=1" /><param name="allowfullscreen" value="true" /></object></p>
<p>La possibilità di legare ai video fruibili su cellulare nuove forme di ADV apre nuovi confortanti e sfidanti scenari (per i web marketer) introdotti solo da poco nella navigazione tramite computer.<br />
Parimenti, tramite queste elevate capacità, i navigatori potranno usufruire di musica (citiamo Last.fm), i giochi Java e le applicazioni web.<br />
E quindi altre grandi possibilità pubblicitarie.<br />
Ma mai come nessuna altra legata alla prossimità come Google Maps o Latitude.<br />
Qui la rilevanza diventa enorme e la guerra per i minibrowser vedrà Google agguerritissimo: la pubblicità legata ai luoghi, quindi la praticità per gli utenti finali di poter usufruire di prodotti e servizi a stretto giro &#8220;chilometrico&#8221; sarà una Killer Application che solo parzialmente viene adottata sul motore per eccellenza (ma già ora compare nei risultati delle ricerche, le cosidette SERP).<br />
Immaginate di avere illimitato accesso al web e di cercare, tramite il vostro cellulare, col vostro minibrowser un prodotto e poter scoprire che quello che - secondo Google - costa meno è a pochi metri da voi&#8230; capite la potenzialità del mezzo per gli acquisti di impulso? Fenomenale.</p>
<h2>7) digitazione testi</h2>
<p>Sia che si tratti di cellulari con tastiera (più o meno estesa) fisica che di telefonini con tastiera virtuale touch (magari esclusivamente con pennino, data la miniaturizzazione dei tasti), la possibilità di digitare il testo è un altro parametro da considerare nella scelta del minibrowser.<br />
Infatti, tanto immediata sarà la possibilità di accedere alle finestre quanto migliore sarà il nostro giudizio nei confronti del browser.<br />
A che serve avere un browser che dà la possibilità di vedere i filmati di Youtube se mi viene difficile scrivere l&#8217;indirizzo?<br />
E questo a prescindere, appunto, che si tratta di tastiere fisiche o digitali: lo spazio deve essere<br />
I) visibile<br />
II) raggiungibile<br />
III) scrivibile<br />
IV) eseguibile</p>
<p>Tralasciando completamente tutto il discorso WAP (agonizzante, se non fosse per le Telco che per questioni economiche - leggi: pubblicità - tengono in vita questo zombie) e la velocità di trasmissione dei dati (per quanto rilevante, questa), vorrei infine concentrarmi sui siti ad uso mobile.</p>
<h2> <img src='http://webmarketing.marcomarelli.com/wp-includes/images/smilies/icon_cool.gif' alt='8)' class='wp-smiley' /> siti dedicati e derivati</h2>
<p>Come anticipato precedentemente, la convergenza potrebbe (ma non ci conto molto, data l&#8217;oramai avvenuta corsa all&#8217;accaparramento del dominio) ridare linfa ai domini .info o, perché no, inaugurare un dominio ex-novo dedicato esclusivamente a questo genere di supporto (un po&#8217; come è avvenuto per i domini .tel, sebbene questi vengano usati per tutt’altra funzione).<br />
Più facile, comunque, che pur al di sotto degli attuali domini, nascano dei siti dedicati all&#8217;uso mobile e che siano quindi agevolmente fruibili tramite cellulare oppure che vengano creati dei derivati dei siti web.<br />
Quest&#8217;ultima opzione, praticabile abbastanza comodamente (tramite CSS, ad esempio), dovrebbe essere il punto di partenza.<br />
E, per tornare alla questione pubblicitaria, sarà in fase di redesign del sito che si giocheranno le carte per riuscire a dare la corretta configurazione tra navigazione, contenuto e pubblicità nel sitodedicato alla visione mobile affinché i 3 componenti fuzionino al meglio e non si&#8230; &#8220;pestino i piedi&#8221;.<br />
Da sottolineare come possa essere strategicamente vincente una scelta del genere: se il sito A  - poniamo di notizie - si ottimizza per il mobile prima del sito B, è più facile che per noi diventi lo standard di riferimento quando dovremo andare a visualizzare delle notizie e probabilmente tenderemo ad inserirlo nei bookmark (perlomeno in quelli mentali) facendo quindi vincere al sito A (data una sostanziale inerzia dei navigatori, a meno di differenze sostanziali) la &#8220;corsa dei siti&#8221;.<br />
E scalzare A dal gradino più alto del podio potrebbe costare al sito B ben di più che virare al mobile il proprio sito.<br />
Da rimarcare come Google riconosca immediatamente il dispositivo e proponga una versione mobile del motore di ricerca. E se fornisse anche dei risultati dedicati ai cellulari, per chi naviga mobile?<br />
Il discorso pubblicitario diventa ancora più interessante&#8230;<br />
E paradossalmente il (giustamente) vituperato WAP (è un obbrobrio!) potrebbe (insieme a Teletext, ancor meglio) consegnarci delle linee guida meravigliose data la loro povertà in termini di multimedialità.<br />
Questi sistemi, non potendo vantare delle superiori capacità web, hanno dovuto fare di necessità virtù garantendo comunque un servizio. Non tutti i mali - per rimanere nei motti - vengono per nuocere, quindi.</p>
<h2>9) contenuti per mobile</h2>
<p>Riguardo ai contenuti è arcinoto che, data la peculiarità dei  monitor, i contenuti dedicati alla lettura tramite computer (ivi compresi gli <a title="e-book" href="http://it.wikipedia.org/wiki/E-book" target="_blank">e-book</a> -, <a title="kindle e-book" href="http://www.repubblica.it/2009/02/sezioni/tecnologia/kindle/kindle/kindle.html" target="_blank">Kindle</a> e compagnia) siano differenti da quelli cartacei: contenuti più brevi, ad esempio.<br />
Per una lettura ancora differente, su schermi grandi anche un decimo di quelli dei computer, assisteremo ad una ulteriore concisione dei contenuti, in primis quelli testuali?<br />
Ne sarebbe lieto Indro Montanelli, che considerava delittuoso un uso eccessivo di parole.<br />
Anche qui, valutando questioni pubblicitarie, andrebbe valutato il bilanciamento tra questi contenuti riscritti ad hoc con gli spazi ADV.</p>
<h2>10) social Network, miniblogging e feed RSS</h2>
<p>Skyfire vanta [video] un&#8217;ottima navigabilità dei Social Network (leggasi facebook ma anche altri), vera nuova frontiera dell&#8217;advertising (facebook ha appena ricevuto <a title="facebook 200 milioni dollari russia" href="http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Tecnologia%20e%20Business/2009/05/facebook-russia.shtml" target="_blank">200 milioni di dollari dalla Russia</a> -, pare che un Business model l&#8217;abbiano infine trovato, non vi sembra?) e vera mania popolare insieme ai siti di miniblogging (Twitter, tanto per intenderci).<br />
La possibilità di leggere i Feed RSS sarà l&#8217;ultima frontiera per browser che del &#8220;mini&#8221; abbiano solo le dimensioni.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Il cliente è d&#8217;oro se il marketing funziona</title>
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		<pubDate>Fri, 08 May 2009 19:11:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco Marelli</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[Il costo di un cliente on line varia nel tempo e per Mercato, data la sua periodicità d&#8217;acquisto e la retention. 
A volte, per mantenerlo o soffiarlo dai concorrenti si è costretti a pagarlo a peso d&#8217;oro.
Priorità di bisogni
Appare chiaro ai più che nei momenti di difficoltà economica come quello che stiamo affrontando acquisire un cliente sia più difficile perché in questi periodi la gente tendenzialmente tende a concentrare i propri interessi su bisogni &#8220;primari&#8221; rimandando a tempi migliori quelli volti alla propria piena autorealizzazione.
Ricordo che lo psicologo statunitense Manslow ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://webmarketing.marcomarelli.com/wp-content/cliente-d-oro.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-301" title="cliente d'oro" src="http://webmarketing.marcomarelli.com/wp-content/cliente-d-oro.jpg" alt="cliente d'oro" width="432" height="397" /></a>Il costo di un cliente on line varia nel tempo e per Mercato, data la sua periodicità d&#8217;acquisto e la retention. <span id="more-289"></span></p>
<p>A volte, per mantenerlo o soffiarlo dai concorrenti si è costretti a pagarlo a peso d&#8217;oro.</p>
<h2>Priorità di bisogni</h2>
<p>Appare chiaro ai più che nei momenti di difficoltà economica come quello che stiamo affrontando acquisire un cliente sia più difficile perché in questi periodi la gente tendenzialmente tende a concentrare i propri interessi su bisogni &#8220;primari&#8221; rimandando a tempi migliori quelli volti alla propria piena autorealizzazione.</p>
<p>Ricordo che lo psicologo statunitense <strong>Manslow</strong> ideò una gerarchia dei bisogni umani rendendola graficamente attraverso la cosiddetta <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Piramide_di_Maslow#La_piramide_di_Maslow" target="_new">piramide di Maslow</a>, che classifica gerarchicamente i bisogni in base alla loro importanza rispetto alla nostra sopravvivenza ed evoluzione.</p>
<p>Secondo questa teoria alcuni bisogni vanno soddisfatti prima che nascano quelli del livello successivo.</p>
<p>Partendo dal livello più basso, abbiamo:</p>
<ol>
<li>Bisogni fisiologici: fame, sete, sonno, potersi coprire e ripararsi dal freddo, sono i bisogni fondamentali, connessi con la sopravvivenza.</li>
<li>Bisogni di sicurezza: devono garantire all&#8217;individuo protezione e tranquillità.</li>
<li>Bisogni d’appartenenza: consistono nella necessità di sentirsi parte di un gruppo, di essere amato e d’amare e di cooperare con altri. È molto sentito dall&#8217;adolescenza.</li>
<li>Bisogni di stima: riguarda i bisogni di essere rispettato, apprezzato ed approvato, di sentirti competente e produttivo.</li>
<li>Bisogno d’autorealizzazione: inteso come l&#8217;esigenza di realizzare la propria identità e di portare a compimento le proprie aspettative, nonché di occupare una posizione soddisfacente nel proprio gruppo.</li>
</ol>
<p>Sono state fatte da altri anche <a href="http://www.galenotech.org/comunicazione.htm" target="_new">altre classificazioni</a> dei bisogni nel senso di una più o meno precisa consapevolezza, dividendoli in bisogni consci (la salute, la protezione, la cautela, l&#8217;utilità, il risparmio, il guadagno) e bisogni inconsci (l&#8217;approvazione, il piacere, la sicurezza, l&#8217;invidia, l&#8217;orgoglio, la gratificazione).</p>
<p>La cosa vale anche per i prospect e, appunto, dopo aver trattato del valore di un form, mi fa piacere poter illustrare il  valore di un cliente facendo riferimento alla sua periodicità di acquisto e alla sua retention<br />
(fedeltà del cliente - fidelizzazione - e quindi suo mantenimento) rispetto a Mercati a me noti, quello dei finanziamenti e quello del gioco d&#8217;azzardo, accomunati apparentemente da una mancanza di denaro: chi lo chiede perché gli manca, chi ne gioca per averne di più (al di là dell&#8217;aspetto ludico e di autoaffermazione del <em>gambling</em>).</p>
<h2>Periodicità</h2>
<p>Quando una persona contrae un finanziamento lo fa accollandosi di fatto un debito per un certo periodo di tempo.<br />
Immaginiamo ad un prestito personale per 12 mesi.<br />
E&#8217; probabile che, data la propensione a questa forma di credito, il cliente sia disponibile, verso la fine del finanziamento, a contrarne un altro, Varrà quindi la pena, all&#8217;approssimarsi della scadenza del finanziamento, contattare il cliente e proporgli un nuovo finanziamento come ben sanno tutti gli esperti di Direct Marketing e CRM.<br />
Un riuscito tempismo fa sì che, se riesce il rinnovo, il costo iniziale del cliente si frammenti nelle N volte che il cliente reitera il finanziamento.</p>
<p>Rispetto ad un cliente che, tramite e-commerce, ha acquistato un computer notiamo delle differenze importanti: in primis è difficile stabilire (se non spannometricamente) quando il cliente vorrà un altro computer e quindi dovremo &#8220;annoiarlo&#8221; periodicamente; in secondo il computer (tranne in casi in cui la professione s&#8217;impernia sul computer) è un genere voluttario, non strettamente necessario, mentre il prestito s&#8217;avvicina alla base della piramide, è quasi un bene primario. Uno delle mission che gli istituti di credito cercano di portare avanti è quella di modificare il comportamento standard delle persone illustrando il finanziamento come il costo del futuro: anticipando nel tempo la disponibilità di un bene o di un servizio possiamo goderne in anticipo e il prezzo sono gli interessi da pagare.<br />
Il ragionamento per ora è passato (da tempo) per il mutuo della casa (che, però, appartiene ai &#8220;Bisogni di sicurezza&#8221;), è ormai sdoganato per il finanziamento di alcuni beni quali l&#8217;auto e l&#8217;arredamento ma trova ancora numerose ritrosie per il resto.<br />
<!--more--></p>
<h2>Affidabilità del cliente</h2>
<p>Ancora: per avere un finanziamento bisogna avere delle &#8220;caratteristiche&#8221; di affidabilità creditizia che danno o meno accesso al credito.<br />
Questa importante informazione fa sì che il cliente &#8220;affidabile&#8221; valga molto di più, perché l&#8217;Istituto creditizio si fiderà e concederà il finanziamento: questo concetto è (quasi) inesistente nel sistema dell&#8217;e-commerce, che vanta una sorta di pre-pagato (se tramite carta di credito).</p>
<h2>Tempismo</h2>
<p>La <strong>fidelizzazione</strong>, infine, del cliente di finanziamenti sarà tanto maggiore quanto più difficile sarà stato ottenere il finanziamento in questione: se riuscirò ad ottenere il finanziamento desiderato dopo vari tentativi, sarà più logico per me rivolgermi in una successiva occasione a quella società che è riuscita na farmi avere il finanziamento.<br />
Un vantaggio competitivo assoluto comunque sarà determinante il <strong>tempismo</strong> del rinnovo del finanziamento, dato in esclusivo possesso dell&#8217;istituto di credito (o mediatore): solo questo sa la data della scadenza del prestito.</p>
<p>Tutto ciò complice anche il fatto che da sempre le condizioni dei finanziamenti non siano così ben chiare, confuse da sigle quali TAN, TAEG, ISC e chi più ne ha più ne metta.<br />
Quindi la possibilità di comparazione tra due finanziamenti diventa più ardua rispetto al confronto fattibile tra due computer.<br />
Questo anche se <strong>Prestitionline</strong> (<a href="http://www.prestitionline.it" target="_new">www.prestitionline.it</a>) fa un ottimo servizio di comparazione (ad oggi è l&#8217;unico, in Italia, a fornire questo genere di servizio).</p>
<h2>Retention: l&#8217;importanza del Brand</h2>
<p>Riguardo alla retention, poi, vorrei sottolineare l&#8217;importanza del brand rispetto al quasi monopolio del cliente per quel che riguarda i giocatori d&#8217;azzardo (soprattutto il poker) on line.<br />
Quando venne lanciato il gioco d&#8217;azzardo on line, gli appassionati italiani iniziarono a scommettere (soprattutto sullo sport, principalmente  - per usare un eufemismo - sul calcio) e a giocare (soprattutto a Poker, in special modo il Texas Hold&#8217;em) sui siti stranieri.<br />
Il governo italiano decise che questo comportamento era dannoso per l&#8217;erario italiano: uscivano tanti soldi - il casinò, tutto sommato, vince sempre - e non ne entravano proprio.<br />
Il gioco, in pratica non era tassato.<br />
Così il governo decise di considerare illegali e quindi oscurare tutti quei siti che non avevano comprato una licenza italiana (del costo non indifferente di circa 300mila euro) accessibile comunque solo a quei soggetti con una &#8220;solida&#8221; (in termine di denaro) pregressa esperienza nell&#8217;ambito.<br />
Cosa che, evidentemente, impedì parecchio lo spirito imprenditoriale italiano (una trentina di licenze furono assegnate) ma soprattutto bloccò del tutto (a meno di escamotage) la possibilità per gli stranieri di accedere agli utenti italiani.<br />
Tutti gli appassionati italiani coi conti già aperti all&#8217;estero, specialmente i meno smaliziati dal punto di vista tecnologico ebbero non pochi problemi.<br />
Questi decisero quindi di inaugurare dei nuovi conti di gioco presso i siti italiani di betting, i cui cost per form ebbero decisamente un favore da questa scelta del governo.<br />
I primi, poi, dei più appassionati, costarono decisamente poco.<br />
Ma all&#8217;inizio, sui siti italiani d&#8217;azzardo si poteva &#8220;solo&#8221; scommettere, non si poteva ad esempio <strong>giocare a poker</strong>.<br />
Il poker ritardò per quasi due anni (venne inframezzato dal Gratta e Vinci, un enorme successo ma che non appassionava i giocatori di poker), e venne lanciato l&#8217;estate scorsa.<br />
I grandi appassionati, quindi, all&#8217;inizio scelsero i primi siti disponibili a farli giocare ma le &#8220;grandi firme&#8221; del poker mondiale non erano ancora arrivati (tranne pochi) ed in Italia imperversava (bruciando tutti sul tempo) <strong>Gioco Digitale</strong> [<a href="http://www.giocodigitale.it" target="_new">www.giocodigitale.it</a>], che fu precursore (nel senso del marketing) in tal senso, aggiudicandosi numerosi iscritti (nel senso di clienti, non solo di form) a costi relativamente bassi.<br />
<strong>Bwin</strong> (Bet and Win) fu il suo &#8220;nemico&#8221; più agguerrito potendo contare sulla fedeltà dei clienti già acquisiti &#8220;all&#8217;estero&#8221;.</p>
<p>Per completezza bisogna considerare che una percentuale non considerevole degli scommettitori divennero giocatori di poker. Quindi tutti i siti di scommesse, quando ebbero l&#8217;opportunità di avere tra i propri giochi anche il poker ne poterono convertire ben pochi a costo zero.</p>
<p>Ovviamente, i migliori clienti, nel senso di grandi giocatori, all&#8217;inizio &#8220;puntarono&#8221; (mi si passi il termine) sui siti con maggior &#8220;liquidità&#8221;, ossia presenza contemporanea di tanti giocatori, in modo da poter avere tanti tornei con tanti avversari contro cui giocare: entrare nel sito e scoprire che bisogna aspettare tanto tempo prima di avere il numero minimo necessario di giocatori è un&#8217;esperienza frustrante per i giocatori, che non amano aspettare e, potendo, giocano anche su più tavoli contemporaneamente. Gioco Digitale (chapeau) la fece da padrone.<br />
Le grandi firme (nel senso di brand), però, non han perso l&#8217;opportunità italiana e, pian piano (ma mica troppo), sono &#8220;sbarcate&#8221; sul digitale suolo italico, <strong>PokerStars </strong> su tutte (in attesa di Titan, Everest, Full Tilt) tant&#8217;è che oggi cercando la singola keyword &#8220;<strong>poker</strong>&#8221; su <a href="http://www.google.it/search?hl=it&amp;q=poker&amp;meta=" target="_new">Google</a>, compare al primo posto della ricerca naturale col proprio sito <a href="http://www.pokerstars.it" target="_new">pokerstars.it</a>: segno di grande brand - molto apprezzato anche al di fuori dell&#8217;online - ed ottima attività SEO.<br />
<!--more--><br />
<strong>Quanto costano questi clienti?</strong><br />
La formula per capirlo deve necessariamente contare sul brand, il fascino che trasmettono i testimonial (Luca Pagano - una delle prime &#8220;voci&#8221; dei tornei di poker trasmessi su Italia1 e Dario Minieri - il golden-boy del Texas Hold&#8217;em per Pokerstars contro il giocatore italiano più bravo e famoso del momento, Max Pescatori,con la caratteristica bandana tricolore - per Gioco Digitale; in Italia inadatto, a mio avviso, l&#8217;ex-tennista Boris Becker, che nulla c&#8217;azzecca col poker) e la piattaforma di gioco.<br />
Ma un cliente, costato diciamo una ventina di euro un anno fa, quanto costerà più avanti nel tempo?</p>
<p>Consideriamo il numero dei clienti tra prestiti e poker: potenzialmente tutti i maggiorenni, d&#8217;accordo, ma mentre di soldi in prestito potrebbero averne bisogno tutti, assai meno sono coloro che - per una ragione o per l&#8217;altra - decidono di giocare a poker.<br />
I giocatori più remunerativi (il &#8220;casinò on line&#8221; percepisce una piccola percentuale ogni qual volta il giocatore s&#8217;iscrive ad un torneo) valgono decisamente più degli altri, un po&#8217; come le persone con buona affidabilità creditizia per le finanziarie ma i primi sono migliori clienti perché da grandi appassionati giocano con costanza quasi maniacale (non scordiamo che il gioco può diventare un vizio) mentre la periodicità di coloro che chiedono un finanziamento è molto più rara, lo fanno volentieri (mentre il prestito è vissuta come un&#8217;esperienza negativa da chi lo contrare: mica si vanta con gli amici, mentre i giocatori raccontano anche della sfortuna avuta nelle sconfitte).</p>
<p>Ma una volta &#8220;finiti&#8221; i grandi giocatori, cosa faranno le case da gioco online, perdurando l&#8217;impossibilità (è illegale, oggiogiorno, in Italia, nonostante il volere contrario della Comunità Europea) di giocare all&#8217;estero?<br />
Dovranno cercare di &#8220;rubarsi&#8221; vicendevolmente i clienti che sono abbastanza restii a giocare online in più siti, se quello in cui giocano con consuetudine (sono abitudinari) li soddisfa.<br />
Per aumentare la propria base utenti i casinò dovranno offrire ai clienti altrui un &#8220;qualcosa&#8221; in più che, dato che per ora nell&#8217;esperienza online non s&#8217;è ancora sostanzialmente visto nulla di nuovo da un bel po&#8217;, se non piccoli gadget digitali e personalizzazioni, non potrà essere altro che Bonus d&#8217;entrata sostanziosi che faranno lievitare i costi di acquisizione di 20 e persino 30 volte. Il che fa ben pensare ad un <strong>cliente d&#8217;oro</strong>, il cui profilo somiglia decisamente a quello delle carte di credito. Anche in questo settore, infatti, si parla di un circuito di clienti ristretto e fidelizzato molto difficile da intaccare.</p>
<p>Tutto ciò dovendo contestualmente cercare di mantenere i propri clienti, ovviamente, difendendoli dalle lusinghe altrui.</p>
<p>Quindi, per riassumere: 1) brand (pagando notevolmente i propri testimonial, anche questo va a discapito del capu - cost average per user), 2) bonus.</p>
<p>Chiudo sottolineando come il timing sia stato un fattore determinante per accaparrarsi una base utenza a costo contenuto: in questo Gioco Digitale e Prestitionline bisogna riconoscere che hanno avuto delle ottime intuizioni ed hanno avuto il vantaggio dei first movers.<br />
Come dice un adagio: &#8220;<em>Chi segue gli altri non arriverà mai primo</em>&#8220;, plaudiamo al coraggio imprenditoriale.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Wolfram Alpha, motore di ricerca semantico</title>
		<link>http://webmarketing.marcomarelli.com/motori-di-ricerca/wolfram-alpha-motore-di-ricerca-semantico/2009/05/03/</link>
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		<pubDate>Sun, 03 May 2009 20:36:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco Marelli</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Featured]]></category>

		<category><![CDATA[Motori di ricerca]]></category>

		<category><![CDATA[Wolfram Alpha]]></category>

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		<description><![CDATA[Wolfram Alpha [http://www.wolframalpha.com/]: questo è il nome del motore di ricerca semantico creato dal genio britannico della matematica Stephen Wolfram.

Nato dagli algoritmi di Mathematica (un altro software realizzato da Wolfram che permette a scienziati, ingegneri e accademici di risolvere complessi quesiti matematici) e dai concetti illustrati nel libro A New Kind of Science, è in procinto di essere lanciato questo mese (sul sito compare la scritta, appunto &#8220;Launching May 2009&#8243;) pronto per essere utilizzato dal grande pubblico e quindi diventare &#8220;nemico giurato&#8221; di Google.
Wolfram Alpha è atteso come una vera ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Wolfram Alpha</strong> [<a href="http://www.wolframalpha.com/" target="_new">http://www.wolframalpha.com/</a>]: questo è il nome del motore di ricerca semantico creato dal genio britannico della matematica <strong>Stephen Wolfram</strong>.<br />
<span id="more-281"></span><br />
Nato dagli algoritmi di <em>Mathematica</em> (un altro software realizzato da Wolfram che permette a scienziati, ingegneri e accademici di risolvere complessi quesiti matematici) e dai concetti illustrati nel libro <a title="a new kind of science book by stephen wolfram" href="http://www.wolframscience.com/nksonline/toc.html" target="_blank"><em>A New Kind of Science</em>,</a> è in procinto di essere lanciato questo mese (sul sito compare la scritta, appunto &#8220;Launching May 2009&#8243;) pronto per essere utilizzato dal grande pubblico e quindi diventare &#8220;nemico giurato&#8221; di Google.</p>
<p>Wolfram Alpha è atteso come una vera e propria rivoluzione nel settore della ricerca sul Web grazie al proprio algoritmo che restituirebbe risposte eccezionali.</p>
<p>Durante la presentazione presso il <em>Berkman Center for Internet and Society</em> di Harvard, Wolfram ha dato delle dimostrazioni (alcune riuscite, altre meno: diverrà famosa quella relativa al rapper &#8220;50 cents&#8221; - sempre che diventi effettivamente famoso questo motore - ma si conosce bene la <em>Legge di Murphy</em>) riguardo alla capacità del suo motore di rispondere in forma discorsiva, come se fosse realmente in grado di comprendere le domande che gli vengono formulate.</p>
<p>E qui sta la grande novità (semanticità): l&#8217;obiettivo principale è quello di &#8220;trovare un modo per rendere computabile la conoscenza sistematica che abbiamo sin qui accumulato&#8221;, sostiene Wolfram, interpretando le richieste fatte con linguaggio corrente, quindi &#8220;comprendendole&#8221; per poi filtrare questa comprensione attraverso un enorme database di informazioni selezionate, in parte assemblate in maniera automatica e in parte revisionate da esperti di settore (&#8221;data curation&#8221;) rendendo il motore di ricerca più affidabile di siti come Wikipedia.</p>
<p>Questi scienziati ed esperti non solo aggiorneranno continuamente le informazioni, ma garantiranno che non ci siano errori o controversie del tipo di quelli che appaiono talvolta, appunto, su fonti come Wikipedia.</p>
<p>Su Wolfram Alpha sarà quindi possibile cercare informazioni complesse ed elaborarle, cose come il come conoscere il PIL francese, quello italiano e (enorme novità) effettuare una comparazione tra i due.<br />
Il suo punto di forza è appunto la capacità di mettere in relazione fra loro informazioni provenienti da fonti diverse e di fornire così una risposta a domande articolate e complesse.<br />
&#8220;Capirà che cosa gli si sta chiedendo&#8221;, ha detto Wolfram, 49 anni, laureatosi in fisica nucleare a soli 20 anni.</p>
<p>E&#8217; come se fosse un motore di ricerca veramente &#8220;intelligente&#8221; (non come il simpaticissimo scherzo di Google per il pesce d&#8217;Aprile, <a title="cadie google" href="http://webmarketing.marcomarelli.com/featured/google-presenta-cadie-intelligenza-artificiale/2009/04/01/" target="_blank">CADIE</a>), capace di rispondere a una domanda con la naturalezza di un essere umano ma con l&#8217;onniscienza di un - diciamolo - dio (in minore, consentitemi&#8230; siamo ancora alla versione Alpha! :-)).</p>
<p>Accessibile in forma gratuita, tramite un abbonamento (previsto come economico) sarà possibile usufruire di funzioni accessorie.</p>
<p>&#8220;Il mio sistema può diventare importante per il web quanto lo è stato Google&#8221; dice il professor Wolfram, a capo di un enorme (se venisse confermato) scoperta ma anche Business, considerando che il suo punto, di riferimento, la grande G, ha un valore di circa 100 miliardi di dollari.<br />
Sempre che il business non sia farsi comprare da Google: &#8220;Potremmo lavorare insieme a Google in futuro. Cerchiamo partner nell&#8217;ambito dei motori di ricerca, dei media, delle news. Crediamo che possano crearsi<br />
grandi sinergie in questo campo&#8221; ha dichiarato, sibillino (?), il professore.</p>
<p>Fonti: <a title="Punto Informatico" href="http://punto-informatico.it/2612442/PI/News/google-studia-wolfram-alpha.aspx" target="_blank">Punto Informatico</a>, <a title="mister webmaster" href="http://www.mrwebmaster.it/news/wolfram-alpha-pronto-partire_2658.html" target="_blank">Mister Webmaster</a></p>
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		<title>File Playing: verso la smaterializzazione del File Sharing</title>
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		<pubDate>Mon, 20 Apr 2009 13:11:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco Marelli</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Motori di ricerca]]></category>

		<category><![CDATA[Social Networks]]></category>

		<category><![CDATA[internet]]></category>

		<category><![CDATA[GDrive]]></category>

		<category><![CDATA[Skydrive]]></category>

		<category><![CDATA[streaming]]></category>

		<category><![CDATA[The Pirate Bay]]></category>

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		<description><![CDATA[I quattro pirati di The Pirate Bay (http://thepiratebay.org/) sono stati condannati in primo grado complessivamente ad un anno di carcere e a pagare una multa di 2,7 milioni di euro.
Il termine “pirati” non ha, per quanto mi riguarda, nulla a che vedere con gli hacker (o meglio, i cracker: non gli stuzzichini da mangiare, gli hacker cattivi si chiamano così) quanto col nome che loro stessi hanno affidato alla loro iniziativa, La Baia dei Pirati, appunto.
Il fatto che non identifichi i quattro svedesi con un termine convenzionalmente malevolo è dato ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://webmarketing.marcomarelli.com/wp-content/the-pirate-bay.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-267" title="the pirate bay" src="http://webmarketing.marcomarelli.com/wp-content/the-pirate-bay.jpg" alt="the pirate bay" width="275" height="295" /></a>I quattro pirati di <strong>The Pirate Bay</strong> (<a href="http://thepiratebay.org/" target="_new">http://thepiratebay.org/</a>) sono stati condannati in primo grado <span id="more-266"></span>complessivamente ad un anno di carcere e a pagare una multa di 2,7 milioni di euro.</p>
<p>Il termine “pirati” non ha, per quanto mi riguarda, nulla a che vedere con gli <a title="hacker" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Hacker" target="_blank">hacker</a> (o meglio, i <a title="cracker, hacker &quot;cattivi&quot;" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Cracker" target="_blank">cracker</a>: non gli stuzzichini da mangiare, gli hacker cattivi si chiamano così) quanto col nome che loro stessi hanno affidato alla loro iniziativa, <strong>La Baia dei Pirati</strong>, appunto.</p>
<p>Il fatto che non identifichi i quattro svedesi con un termine convenzionalmente malevolo è dato dalla convinzione che questi, in fin dei conti, non hanno commesso alcun crimine: la loro iniziativa è, a ben vedere, un <strong>motore di ricerca specializzato</strong> nell’individuare dei files che un altro software (del tipo Torrent) permette in seguito (notare le sottolineature, fondamentali) di condividere con altri utenti in internet.</p>
<p>Questi ultimi – software ed utenti che condividono e si scambiano files coperti da copyright – potrebbero essere additati a “criminali” secondo le attuali leggi.<br />
Loro, d’altronde, lo sanno bene, tant’è che non si sono accigliati più di tanto alla condanna ed hanno anche sibillinamente accennato al fatto che se ora qualcuno citasse <strong>Google </strong>in giudizio allora sì che sarebbe divertente.</p>
<p>Già, perché anche su <a title="google ricerca file torrent" href="http://www.google.it/search?hl=it&amp;safe=off&amp;client=firefox-a&amp;rls=org.mozilla%3Ait%3Aofficial&amp;hs=Gcq&amp;q=file+torrent&amp;btnG=Cerca&amp;meta=" target="_blank">Google</a> – come sugli altri motori di ricerca – è possibile cercare e trovare i files incriminati.<br />
La questione verte quindi più sul principio e le major (discografiche e cinematografiche) si guardano bene da mettere Google dall’altra parte della barricata ed hanno, anzi, stretto degli accordi affinché i loro prodotti siano venduti su <strong>You Tube</strong> (una dozzina di case discografiche tra cui la Sony; Disney, Metro Goldwin Mayer, LionsGate ed altre case di produzione cinematografiche hollywoodiane) mutuando quindi da <a title="hulu" href="http://www.hulu.com/" target="_blank">Hulu</a> (che ha un accordo con NBC Universal e Fox) un business model profittevole coi contenuti “premium” (vale a dire a pagamento).</p>
<h2>File Sharing</h2>
<p>Il <a title="file sharing" href="http://it.wikipedia.org/wiki/File_sharing" target="_blank">File Sharing</a> è nell’occhio del ciclone dai tempi di <strong>Napster </strong>(condannato, ricordiamo tutti), cui sono seguiti <a title="morpheus file-sharing software" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Morpheus_(software)" target="_blank">Morpheus</a>, KaZaA, Emule, Edonkey, ecc.  e la questione per un bel po’ di tempo ha ruotato intorno alla localizzazione dei files oggetto del contendere, senza accorgersi in fin dei conti di una tendenza (inevitabile).<br />
Dapprima (Napster) centralizzava ed oggi (Bit Torrent) decentralizza: domani?<br />
La tendenza alla miniaturizzazione dovrebbe averlo indicato da tempo e già se ne parla, della materializzazione: i NetPC ne sono un ulteriore indice, con le loro dimensioni ridotte al minimo e la loro dotazione sempre più OnLine. Google Documents – nella sua lotta ad Office di Microsoft – la dice parimenti: non avremo più software risedente sul computer, in futuro.<br />
Ed allora, perché avere dei file risedenti?</p>
<h2>Hard Disk Remoto Virtuale</h2>
<p>Anche qui, sia <strong>Microsoft </strong>(<a title="skydrive microsoft" href="http://punto-informatico.it/2199115/PI/News/ms-lancia-suo-hard-disk-virtuale.aspx" target="_blank">Skydrive</a>) che <strong>Google </strong>(<a title="GDrive Google" href="http://punto-informatico.it/2126623/PI/News/gdrive-forse-si-fa-sul-serio.aspx" target="_blank">GDrive</a>) [ma anche AOL, America On Line] si sono resi disponibili (pur di accaparrarsi i clienti) di fornire una sorta di <strong>Hard Disk remoto</strong> che, comunque, andrà a riempirsi. Per ora la crittazione dei contenuti dovrebbe garantire la segretezza dei contenuti dei files riposti dell’<strong>Hard Disk Virtuale</strong>, ma fino a quando?</p>
<h2>Streaming e Profilazione dei Social Network</h2>
<p>You Tube, all’inizio, non dava la possibilità di scaricare i contenuti ed aveva sdoganato definitivamente lo <em>streaming</em>, anche grazie – fattore assolutamente non secondario – all’aumentata velocità media delle connessioni che diede un’accelerata alla diffusione di internet in Italia simile a quella che fece il boom economico nell’Italia degli anni ’60 per l’acquisto dei televisori.<br />
Già ora dei quotidiani on line (il Corsera, ad esempio, su <a href="http://video.corriere.it/" target="_blank">http://video.corriere.it/</a>) fanno precedere ai video degli spot e su YouTube compaiono le pubblicità testuali di Adsense ed è da una vita che le radio campano sulla pubblicità che precede e segue la musica trasmessa e sono loro ad accollarsi gli oneri dei diritti.<br />
Internet, con <strong>Last.Fm</strong> [<a title="Last FM" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Last.fm" target="_blank">http://it.wikipedia.org/wiki/Last.fm</a>] – internet radio e <em>social network</em> insieme – costruisce un profilo musicale per ogni utente anticipando, per affinità, le sue preferenze.</p>
<h2>File Playing, nuovo paradigma</h2>
<p>Quindi, triangolando gli spunti di cui sopra, serve un nuovo paradigma che definisca un nuovo modello di web radio (che si accolli i costi del copyright – major contente - ed i guadagni pubblicitari - business model valido) che dia la possibilità di ascoltare la musica (sempre gratis, per gli utenti finali!) preferita (anche su demand, non solo “dedotto” alla Last.FM – anche se l’idea è eccezionale) senza avere dei file residenti sul proprio PC (quando avremo una diffusione Wi-Fi – o equivalente – degna di tale nome, ma anche prima: il web rimarca come non mai che il bisogno accelera il processo) superando definitivamente il <em>File Sharing</em> verso il <em>File Playing</em>.<br />
Punto debole è la totale dipendenza degli utenti dai produttori, come era una volta… ma questo è tutto un altro discorso.</p>
]]></content:encoded>
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		<item>
		<title>Il valore di un form</title>
		<link>http://webmarketing.marcomarelli.com/internet/il-valore-di-un-form/2009/04/10/</link>
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		<pubDate>Fri, 10 Apr 2009 09:08:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco Marelli</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[internet]]></category>

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		<description><![CDATA[Un form, è bene ricordarlo, è un modulo da compilare sul web per chiedere maggiori informazioni o per iscriversi a qualche servizio il più delle volte comunque volto ad una vendita finale e, lo dico subito, non ha un costo fisso.
Non tratterò in questa sede di E-commerce, quindi i form in questione non sono quelli del carrello degli acquisti di un negozio on-line.
&#8220;Quanto costa un form?&#8221; è una delle FAQ che, nel corso della mia carriera, ho sentito più di frequente: per questo mi sembra utile ribadire alcuni concetti a ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://webmarketing.marcomarelli.com/wp-content/valore-di-un-form.gif"><img class="alignleft size-full wp-image-256" title="valore-di-un-form" src="http://webmarketing.marcomarelli.com/wp-content/valore-di-un-form.gif" alt="valore-di-un-form" width="270" height="270" /></a>Un <strong>form</strong>, è bene ricordarlo, è un modulo da compilare sul web per chiedere maggiori informazioni <span id="more-255"></span>o per iscriversi a qualche servizio il più delle volte comunque volto ad una vendita finale e, lo dico subito, non ha un costo fisso.</p>
<p>Non tratterò in questa sede di E-commerce, quindi i form in questione non sono quelli del carrello degli acquisti di un negozio on-line.</p>
<p>&#8220;Quanto costa un form?&#8221; è una delle FAQ che, nel corso della mia carriera, ho sentito più di frequente: per questo mi sembra utile ribadire alcuni concetti a beneplacito di tutti.</p>
<h2>Il genere di un form</h2>
<p>La compilazione di un form è determinata da una serie di componenti: innanzi tutto il form si riferisce a qualcosa.<br />
Qual è il tema portante? A cosa fa riferimento? Voglio dire: un form relativo alla richiesta di maggori informazioni<br />
riguardo alla possibilità di sottoscrivere un mutuo è differente da un form che mi dà l&#8217;opportunità di iscrivermi ad un forum sulla letteratura tedesca.<br />
Il genere, quindi, determina un&#8217;enorme distinzione iniziale.</p>
<p>Nello stesso ambito, inoltre, il costo del form può subire, nel corso del tempo, delle variazioni.<br />
Ad esempio un form per un mutuo ha sia delle periodicità nel corso dell&#8217;anno (in estate le richieste sono bassissime)<br />
che rispetto al Mercato dei mutui stesso: vi sono periodi in cui la gente si accapigliava per chiedere i mutui di Ing Direct, quando la Zucca esordì nel nostro paese con una comunicazione eccezionale ed un&#8217;offerta ancor più strabiliante, mentre dalla fine del 2008 all&#8217;inizio di quest&#8217;anno, con la crescente crisi, l&#8217;interesse è diminuito di molto.</p>
<h2>Costo di un click</h2>
<p>Per riuscire a generare un form servono poi un certo numero di click, ossia di visitatori interessati: qual è il costo di un click?<br />
Vale il discorso fatto sopra, è relativo al Mercato di riferimento.<br />
Ad esempio, se volessi pianificare una campagna su un motore di ricerca, sui quali vige un sistema di asta al rialzo per aggiudicarsi le migliori posizioni, è ovvio che in un periodo di grande interesse la corsa al rialzo del Cost per Click sarà rutilante e, va da sé, nei Mercati più competitivi (mutui), i click costano di più che in quelli con poco interesse (letteratura tedesca - non me ne vogliano gli appassionati e gli studiosi di filologia germanica, è un dato di fatto -).</p>
<p>Non tutti i click, poi, sono uguali: sui motori trovo gente interessata (in modalità &#8220;pull&#8221;, che tirano verso loro la domanda, che &#8220;chiedono&#8221; - e la pubblicità basata sugli interessi di Google Adsense ne è un&#8217;evoluzione) che cerca uno specifico argomento e che, quindi, avrà una motivazione più alta di chi, navigando su portali generalisti, trova per caso il banner della Azienza XYZ e decide di cliccarvici sopra (modalità &#8220;push&#8221;: la pubblicità è spinta verso questi utenti che non l&#8217;hanno chiesta in modo specifico).<br />
Nel mezzo di questi estremi, i siti verticali (specifici di un determinato argomento): qui un click può a volte addirittura superare, per qualità, quello dei motori di ricerca, perché s&#8217;instaura una fiducia (&#8221;trust&#8221;) superiore nel sito medesimo.</p>
<h2>Click per form</h2>
<p>Quanti click servono per fare un form?<br />
Anche qui dipende. Un form non vola nel vuoto cosmico, viene alloggiato, inserito graficamente, in una pagina web che gergalmente si chiama &#8220;landing page&#8221; e che deve (imperativo!) avere come solo fine quello di far compilare il form in questione.<br />
Cito solo uno dei dogmi delle landing page (me ne occuperò in seguito, delle landings): non inserire links che portino fuori dalla landing stessa: ogni link presente erode l&#8217;efficacia della landing in quanto il navigatore viene implicitamente tentato da ogni link presente a visitarli.<br />
L&#8217;efficacia della landing determinerà quindi il numero di click necessari alla compilazione del form.</p>
<p>Due calcoli di esempio possono chiarire al meglio.<br />
Se pianifico su un motore ed ho un CPC (Cost per Click) medio di 0,25 Euro con un budget giornaliero di 30 Euro in un settore mediamente competitivo, che mi dà modo di spendere comunque tutto il budget giornaliero, va da sé che otterrò (dalla divisione 30/0,25=) 120 click.</p>
<h2>Lead Rate</h2>
<p>Se il Lead Rate (percentuale data dal numero di form ottenuti rispetto ai click) è del 5% otterrò 6 Form: il cost per form finale sarà quindi (dato dalla divisione del budget speso - 30 Euro- diviso i form ottenuti - 6 -) di 5 Euro cad.</p>
<p>E&#8217; tanto? E&#8217; poco?<br />
Ancora una volta, dipende.</p>
<h2>Sale Rate</h2>
<p>Se il Sale Rate, ossia la percentuale di vendita rispetto ai form ottenuti, è vantaggiosa rispetto al margine, allora il costo del form è corretto. Se, viceversa, il Sale Rate non è congruo alle aspettative (in pratica non ottenete lo scopo prefisso) allora è troppo.<br />
Come far sì che il Sale Rate (Cost per Form, anchesì detto CPA, Cost per Acquisition - di un prospect, s&#8217;intende, o CPL, Cost per Lead) sia in linea con quanto ci si aspetta?<br />
Questo dipende in buona misura da:<br />
1) il prodotto/servizio che si propone;<br />
2) la capacità del customer care di trattare i form.</p>
<p>Infatti, se cerco di vendere qualcosa che non ha Mercato, sarà ben difficile riuscire ad ottenere delle buone performance: potrei anche avere 100.000 form al giorno, ma se vendo beni o servizi scarsi, avrò speso solo a vuoto il budget pubblicitario.<br />
Parimenti, se il customer care non è preparato a dovere (innanzi tutto celerità nel far seguire un contatto - possibilimente telefonico, quando non di persona addirittura - al form, quindi perizia commerciale nel trattare col cliente), i 100.000 form di cui sopra saranno anche qui solo un enorme costo e null&#8217;altro.</p>
<p>Altro esempio numerico: diciamo che il fatturato che otteniamo dalla sottoscrizione del nostro servizio sia di 80 Euro e che il nostro Sale Rate sia del 10%. Questo significa che, in una settimana abbiamo speso (30 Euro di budget giornaliero x 7 giorni) 210 Euro traendone (6 form per 7 giorni) 42 Form: applicandovi il Sale Rate, otteniamo (42 Form x 10% di Sale Rate) circa 4 vendite che, con fatturato ciascuna di 80 Euro, ci dà (4 vendite x 80 Euro di fatturato) 320 Euro: il margine settimanale sarà di (320 Euro di fatturato - 210 Euro di spesa) 110 Euro.<br />
Il tutto torna: la combinazione di CPC (Cost Per Click), Lead Rate e Sale Rate è profittevole.<br />
Naturalmente tutto può essere migliorato ed il nostro sforzo deve concentrarsi dove è possibile.<br />
Pensiamo quindi a campagne differenti, non solo sui motori, ma anche sui circuiti di affiliazione, sui Social Network; valutiamo differenti landing page.<br />
E magari, se possibile, anche a differenti ragionamenti sui prezzi.</p>
<p>E&#8217; una filiera virtuosa da costruire e manutenere con GRANDE attenzione, quella che porta dal click alla vendita.<br />
Mutevole nel tempo, necessita di professionisti dedicati: il loro costo sarà direttamente dipendente dagli obiettivi di marketing.<br />
Bisogna sempre essere profittevoli, se non si deve far accademia.<br />
Più seriamente s&#8217;intende raggiungere l&#8217;obiettivo e meno ci si affiderà a degli improvvisati markettari dell&#8217;ultima ora.</p>
<p><em>Credits</em>: l&#8217;immagine del form è di <a href="www.giorgiocardellini.com" target="_new">Giorgio Cardellini</a></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://webmarketing.marcomarelli.com/internet/il-valore-di-un-form/2009/04/10/feed/</wfw:commentRss>
		</item>
		<item>
		<title>SEO: timing e URL</title>
		<link>http://webmarketing.marcomarelli.com/motori-di-ricerca/seo-timing-e-url/2009/04/03/</link>
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		<pubDate>Fri, 03 Apr 2009 16:39:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco Marelli</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Google]]></category>

		<category><![CDATA[MSN]]></category>

		<category><![CDATA[Motori di ricerca]]></category>

		<category><![CDATA[SEO]]></category>

		<category><![CDATA[Yahoo]]></category>

		<category><![CDATA[phpnuke]]></category>

		<category><![CDATA[rewriting]]></category>

		<category><![CDATA[timing]]></category>

		<category><![CDATA[url]]></category>

		<category><![CDATA[wordpress]]></category>

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		<description><![CDATA[Un piccolo esperimento SEO su un articolo pare indicare che il timing nella pubblicazione di contenuto originale e la URL siano i fattori più importanti ai fini del posizionamento &#8220;interno&#8221; (ossia senza &#8220;forzature&#8221; con azioni esterne al sito stesso).
Dicesi SEO - per i neofiti - la Search Engine Optimization, ossia quella &#8220;strutturazione dei contenuti delle pagine web di un sito, allo scopo di facilitarne la lettura da parte dei motori di ricerca&#8221; (wikipedia dixit).
Per completezza d&#8217;informazione segnalo alcuni guru italiani dell&#8217;argomento:

 Marco Loguercio di SEMS

Giorgio Tave
 Andrea Cappello dello Studio ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://webmarketing.marcomarelli.com/wp-content/seo-timing-url.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-244" title="seo timing url" src="http://webmarketing.marcomarelli.com/wp-content/seo-timing-url.jpg" alt="seo timing url" hspace="5" width="341" height="300" /></a>Un <span style="text-decoration: underline;">piccolo esperimento</span> <strong>SEO</strong> su un articolo pare indicare che il timing nella pubblicazione di contenuto originale e la URL siano i fattori più importanti ai fini del posizionamento &#8220;interno&#8221; (ossia senza &#8220;forzature&#8221; con azioni esterne al sito stesso).</p>
<p>Dicesi <strong>SEO</strong> - per i neofiti - la <em>Search Engine Optimization</em>, ossia quella &#8220;strutturazione dei contenuti delle pagine web di un sito, allo scopo di facilitarne la lettura da parte dei motori di ricerca&#8221; (<a title="wikipedia ottimizzazione motori di ricerca" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Ottimizzazione_(motori_di_ricerca)" target="_blank">wikipedia</a> dixit).</p>
<p>Per completezza d&#8217;informazione segnalo alcuni guru italiani dell&#8217;argomento:</p>
<ul>
<li><strong> Marco Loguercio</strong> di <a title="sems marco loguercio" href="http://www.search-marketing.it/semblog/" target="_blank">SEMS</a><br />
<a title="sems marco loguercio" href="http://www.search-marketing.it/semblog/" target="_blank"></a><strong></strong></li>
<li><strong><a title="giorgio tave seo" href="http://seoblog.giorgiotave.it/" target="_blank"><strong>Giorgio Tave</strong></a></strong></li>
<li><strong> Andrea Cappello</strong> dello <a title="studio cappello" href="http://www.studiocappello.it/sem/posizionamento_motori.html" target="_blank">Studio Cappello Benettin</a></li>
<li><strong><a title="luca sgrò seo specialist" href="http://www.lucasgro.com/seo_specialist/" target="_blank">Luca Sgrò</a></strong></li>
<li>Enrico Madrigrano di <a title="madri seo" href="http://www.madri.com/seo-extreme/" target="_blank"><strong>Madri</strong></a></li>
</ul>
<p>Veniamo a noi: il 25 Marzo verso le 18,30 ho pubblicato su questo sito un articolo intitolato &#8220;<a title="google ruota panoramica" href="http://webmarketing.marcomarelli.com/motori-di-ricerca/google-ruota-panoramica/2009/03/25/ ">La ruota panoramica di Google</a>&#8221; ed a distanza di alcuni giorni ho verificato il suo posizionamento su alcuni motori di ricerca ed ho trovato diverse interessanti informazioni.</p>
<hr />Ricerca effettuata il <strong>27 Marzo</strong></p>
<p><strong></strong>keywords: <strong>Google ruota panoramica</strong><br />
Google.it (nel Web) # 5</p>
<p>keywords: <strong>ruota panoramica Google</strong><br />
Google.it (nel Web) # 16</p>
<hr />Ricerca effettuata l&#8217;<strong>1 Aprile</strong></p>
<p><strong></strong>keywords: <strong>Google ruota panoramica</strong><br />
Google.it (nel Web) # 1 (+4 rispetto a pochi giorni prima)<br />
msn.it # 79, sempre &#8220;solo&#8221; con lo &#8220;strillo&#8221; di Xing<br />
yahoo.it (nel Web) # 6</p>
<p>keywords: <strong>ruota panoramica Google</strong><br />
Motori di ricerca / posizione naturale<br />
Google.it (nel Web) # 1 (+15 rispetto a prima)<br />
msn.it # 66, ma non con la pagina del blog, con lo &#8220;strillo&#8221; della Newsletter/Forum su <a title="xing web marketing" href="www.xing.com/net/ne_webmarketing" target="_blank">Xing</a><br />
yahoo.it (nel Web) # 11</p>
<p>Per curiosità:<br />
keywords: <strong>Google Wonder Wheel</strong><br />
Motori di ricerca / posizione naturale<br />
Google.it (nel Web) # 62<br />
msn.it # non nelle prime 10 pagine<br />
yahoo.it (nel Web) # non nelle prime 10 pagine</p>
<hr />Come noterete l&#8217;articolo dopo soli due giorni era stato molto apprezzato da Google (medesimo) tanto da comparire nelle prime due pagine con le due ricerche.</p>
<p>Inoltre, a pochi giorni dalla sua pubblicazione, poco importava a Google del susseguirsi delle parole, mentre all&#8217;inizio era evidente la preferenza.</p>
<h2>TIMING</h2>
<p>La prima considerazione è relativa alla <strong>rapidità</strong>.<br />
&#8220;Chi primo arriva, meglio alloggia&#8221; anche sul web, in termini SEO. L&#8217;articolo parlava di un tema originale, mai uscito prima, e le cui parole fondamentali (ruota + panoramica + Google) non si legavano bene insieme: ruota + panoramica sì, ma Google non faceva trio con queste.<br />
E naturalmente ci poteva stare anche Google + panoramica (anche se legame molto debole), ma Google + ruota proprio non ci azzeccava nulla.<br />
Si trattava quindi quasi di un neologismo (formato da una tripletta di parole) e quindi posizionarsi diventava relativamente più semplice.<br />
A mero esempio cito la gara SEO &#8220;<a title="gara seo velocipedi equestri" href="www.studiocappello.it/a/Motori_di_ricerca/velocipedi-equestri.html" target="_blank">velocipedi equestri</a>&#8221; che si basa quasi sul medesimo concetto.<br />
Per concludere, sul timing: è necessario riuscire a scrivere sull&#8217;argomento poco prima che passi lo spider (il software di recensione che i motori di ricerca utilizzano per documentarsi sul web). Se ci riusciamo un attimo prima ed abbiamo scelto le keywords giuste, siamo a  cavallo: le nostre possibilità di posizionarci (per quelle keyword) aumentano.<br />
E qui la competizione con altri che intendevano posizionarsi con queste keywords è basata quindi molto sulla velocità di pubblicazione.</p>
<h2>URL</h2>
<p>Premessa - sempre per i neofiti, cui è dedicato questo mio pezzo -: &#8220;tag&#8221; è il termine usato in HTML per &#8220;istruzione&#8221;.<br />
Certo, per capirci un po&#8217; in questo articolo diventa necessario (ma non troppo, che ne dite?) sapere almeno le basi di HTML (la &#8220;lingua&#8221; del web).<br />
Bisogna notare come, nel breve, la URL [http://webmarketing.marcomarelli.com/motori-di-ricerca/<strong>google</strong>-<strong>ruota</strong>-<strong>panoramica</strong>/2009/03/25/, metto evidenza in grassetto sulla parte delle tre parole: notate in che ordine si susseguono: <strong>google</strong>, <strong>ruota</strong>, <strong>panoramica</strong>] abbia ottenuto dagli spider una maggiore considerazione sia del tag &lt;h2&gt; (io il primo, l&#8217;&lt;h1&gt;, lo riservo a &#8220;Web Marketing&#8221;) che del tag &lt;title&gt; della pagina che, al contrario della URL, ha nell&#8217;ordine le parole ruota, panoramica, Google.<br />
Parimenti al &lt;title&gt; il tag &lt;h2&gt;.<br />
Ovviamente, sia URL che il &lt;title&gt; sono frutto dell&#8217;impostazione che ho dato a Wordpress [www.wordpress.org], il sistema di blog sotteso al sito.<br />
Corroborare il tutto con dei tag &lt;strong&gt; ha dato ulteriore &#8220;spinta&#8221; al posizionamento, insieme ad un buon testo (piuttosto) originale (<em>oh yes, Quality Content is still King</em>), con una discreta <em>key density</em>, un video di YouTube ed un link ad un sito decisamente autorevole (Google Blogoscooped) riguardante lo specifico argomento.</p>
<p>Ecco una tabella (noiosetta, per chi non ha voglia di approfondire, ne convengo) dell&#8217;analisi del codice sorgente della pagina:</p>
<hr />URL: http://webmarketing.marcomarelli.com/motori-di-ricerca/google-ruota-panoramica/2009/03/25/<br />
tag &lt;title&gt;: Web Marketing  &amp;raquo; Blog Archive   &amp;raquo; La ruota panoramica di Google<br />
tag &lt;keywords&gt;: assenti<br />
tag &lt;description&gt;: assenti<br />
tag &lt;h1&gt;: Web Marketing<br />
tag &lt;h2&gt;: La ruota panoramica di Google<br />
tag &lt;h2&gt;: Video della Google Wonder Wheel<br />
tag &lt;a href&gt;: http://webmarketing.marcomarelli.com/wp-content/google-wonder-wheel.jpg<br />
tag &lt;img&gt;: title=&#8221;google wonder wheel&#8221; src=&#8221;http://webmarketing.marcomarelli.com/wp-content/google-wonder-wheel.jpg&#8221; alt=&#8221;google wonder wheel&#8221;<br />
tag &lt;strong&gt;: Google<br />
tag &lt;strong&gt;: Ruota panoramica<br />
tag &lt;strong&gt;: Google Blogoscooped<br />
tag &lt;strong&gt;: ruota panoramica</p>
<hr />Rispetto al tag &lt;h1&gt;: Web Marketing, il sito non è posizionato (nelle prime 10 pagine).<br />
Piccola spiegazione: il restyling del sito in Wordpress (con rewriting delle URL) dopo diverso tempo di PhpNuke (senza rewriting) ed un intervallo (cambio di hosting) senza alcun contenuto hanno fortemente penalizzato il sito, ma tant&#8217;è.</p>
<p>Oggi, <strong>3 Aprile</strong>, per chiudere, i risultati sono:</p>
<hr />keywords: <strong>Google ruota panoramica</strong><br />
Google.it (nel Web) # 2 (-1 rispetto a 2 giorni fa; in più, al #4 c&#8217;è il mio &#8220;strillo&#8221; su Xing)<br />
msn.it # 74 (+5 ma sempre &#8220;solo&#8221; con lo &#8220;strillo&#8221; di Xing)<br />
yahoo.it (nel Web) # 4 (+2 rispetto a 2 giorni fa)</p>
<p>keywords: <strong>ruota panoramica Google</strong><br />
Motori di ricerca / posizione naturale<br />
Google.it (nel Web) # # 2 (-1 rispetto a 2 giorni fa; anche qui, in più, ma al #3 c&#8217;è il mio &#8220;strillo&#8221; su Xing)<br />
msn.it # 63 (+3 ma sempre &#8220;solo&#8221; con lo &#8220;strillo&#8221; di Xing)<br />
yahoo.it (nel Web) # 3 (+8 rispetto a 2 giorni fa)</p>
<hr />Vale a dire che, mentre per Google la rapidità è valso un (almeno) momentaneo ottimo posizionamento (sopravanzato da, lo cito per il merito, l&#8217;articolo di <a href="http://www.multimodo.net/blogs/informatica/archive/2009/03/25/wonder-wheel-di-google-la-ruota-panoramica-per-le-ricerche-web-0.aspx" target="_new">Multimodo Community</a>, La Community sulle nuove tecnologie - che però - udite udite - in realtà rimanda solo all&#8217;articolo di <a href="http://mytech.it/web/2009/03/25/wonder-wheel-di-google-la-ruota-panoramica-le-rice/" target="_new">Mytech</a>, che ha lanciato la notizia in Italia), per gli altri motori un (relativo) miglioramento lo si è avuto alcuni giorni dopo.</p>
<p>Ma, voglio dire, meglio posizionarsi velocemente e così bene su Google o più tardi e malino sugli altri?</p>
<p>I conoscenti di Monsieur <a title="de La Palice" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Jacques_de_La_Palice" target="_blank">de La Palice</a> non avrebbero dubbi.</p>
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