Internet TV: condivisione imprevista
Questo Natale, tra i vari gadgets che le persone saranno indotte a desiderare, si vedranno i primi “prototipi” di internet TV.
Certo, versioni già “avanzate” (virgolettati d’obbligo) rispetto a quelle viste ai veri primordi (già più di una decina d’anni fa si parlava di fruire internet attraverso la televisione) ma pur sempre delle versioni imperfette.
Imperfette per diverse ragioni: intanto non esiste una vera user experience tale da poter stabilire uno standard ma, si sa, quella verrà strada facendo, ma soprattutto per un fattore su cui pochi ragionano.
Da che internet è internet la vera fruizione è sempre stata personale, nel senso di “solitaria”: ad ogni utente è sempre corrisposta una sola testa pensante.
Strada facendo, anche quando da computer (non per niente chiamato “personal”) s’è passati al telefono cellulare per poter navigare sul web, la fruizione è sempre stata unica. A ciascuno il suo cellulare… anche più di uno, noi italiani.
Sono ben note, poi, le questioni che nascono allorquando, sul divano familiare le contese sul possesso del telecomando intesiscono anche le più quiete famiglie.
Il più delle volte dalle liti nasce l’esigenza di duplicare ed anche triplicare i televisori: chi lo mette in cucina, chi nella propria camera da letto.
E questo comportamento nasce solo da un utenza pressoché passiva: l’utente “padrone” del telecomando ha poche chanches.
Può alzare o diminuire il volume, buttarsi sul televideo (esiste ancora, eggià!) oppure scanalare in cerca di programmi più interessanti.
Anche queste poche azioni suscitano, da parte di chi subisce le altrui azioni, scontentezze e grandi lamentele: il volume non è di proprio gradimento, perché girare (lo zapping infastidisce non poco se non lo si domina di persona), figurarsi televideo…
E proprio televideo è quel che più accomuna la generazione degli attuali nonni - quelli che non avevano la televisione e che sono passati dalla vederla in casa altrui, nei bar, ad averla in casa col primo canale, secondo, Svizzera, Capodistria e poi giù il diluvio delle televisioni libere, via satellite, via cavo, ecc. e che sono passati dal tubo catodico al plasma al digitale - coi loro nipoti: una pagina testuale che ha delle attinenze con internet, se non altro nella prima versione di internet. La versione dei primi browser e delle prime utenze via modem, in cui il testo era decisamente preponderante sulle immagini per questioni logistiche: browser abbastanza moderne ma trasmissione dei dati lentissima e quindi se dovevano esistere dei contenuti, questi in primis dovevano essere testuali.
Quindi vedi televideo e rammenti l’inizio del web ma senza ipertesti: si naviga solo digitando i numeri delle pagine, certo. Ma il paragone ci sta.
Il punto, però, è un altro: come navigheremo, quando il browser televisivo porterà la famiglia a contendersi quel che sarà l’ibrido mouse-telecomando?
Vaticino - senza quartine interpretabili in tanti modi - un’internet TV in ogni stanza. Finiremo per usarla come un grande monitor, proprio come un televisore.
Certo, più intelligente, ma non esisterà più il vecchio concetto di televisione che raggruppava il nucleo familiare a condividere un unico contenuto: a quello baderanno i film, fino a quando qualcuno non introdurrà una vera interazione anche per quelli, s’intende!









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