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File Playing: verso la smaterializzazione del File Sharing

20 April 2009 No Comment

the pirate bayI quattro pirati di The Pirate Bay (http://thepiratebay.org/) sono stati condannati in primo grado complessivamente ad un anno di carcere e a pagare una multa di 2,7 milioni di euro.

Il termine “pirati” non ha, per quanto mi riguarda, nulla a che vedere con gli hacker (o meglio, i cracker: non gli stuzzichini da mangiare, gli hacker cattivi si chiamano così) quanto col nome che loro stessi hanno affidato alla loro iniziativa, La Baia dei Pirati, appunto.

Il fatto che non identifichi i quattro svedesi con un termine convenzionalmente malevolo è dato dalla convinzione che questi, in fin dei conti, non hanno commesso alcun crimine: la loro iniziativa è, a ben vedere, un motore di ricerca specializzato nell’individuare dei files che un altro software (del tipo Torrent) permette in seguito (notare le sottolineature, fondamentali) di condividere con altri utenti in internet.

Questi ultimi – software ed utenti che condividono e si scambiano files coperti da copyright – potrebbero essere additati a “criminali” secondo le attuali leggi.
Loro, d’altronde, lo sanno bene, tant’è che non si sono accigliati più di tanto alla condanna ed hanno anche sibillinamente accennato al fatto che se ora qualcuno citasse Google in giudizio allora sì che sarebbe divertente.

Già, perché anche su Google – come sugli altri motori di ricerca – è possibile cercare e trovare i files incriminati.
La questione verte quindi più sul principio e le major (discografiche e cinematografiche) si guardano bene da mettere Google dall’altra parte della barricata ed hanno, anzi, stretto degli accordi affinché i loro prodotti siano venduti su You Tube (una dozzina di case discografiche tra cui la Sony; Disney, Metro Goldwin Mayer, LionsGate ed altre case di produzione cinematografiche hollywoodiane) mutuando quindi da Hulu (che ha un accordo con NBC Universal e Fox) un business model profittevole coi contenuti “premium” (vale a dire a pagamento).

File Sharing

Il File Sharing è nell’occhio del ciclone dai tempi di Napster (condannato, ricordiamo tutti), cui sono seguiti Morpheus, KaZaA, Emule, Edonkey, ecc. e la questione per un bel po’ di tempo ha ruotato intorno alla localizzazione dei files oggetto del contendere, senza accorgersi in fin dei conti di una tendenza (inevitabile).
Dapprima (Napster) centralizzava ed oggi (Bit Torrent) decentralizza: domani?
La tendenza alla miniaturizzazione dovrebbe averlo indicato da tempo e già se ne parla, della materializzazione: i NetPC ne sono un ulteriore indice, con le loro dimensioni ridotte al minimo e la loro dotazione sempre più OnLine. Google Documents – nella sua lotta ad Office di Microsoft – la dice parimenti: non avremo più software risedente sul computer, in futuro.
Ed allora, perché avere dei file risedenti?

Hard Disk Remoto Virtuale

Anche qui, sia Microsoft (Skydrive) che Google (GDrive) [ma anche AOL, America On Line] si sono resi disponibili (pur di accaparrarsi i clienti) di fornire una sorta di Hard Disk remoto che, comunque, andrà a riempirsi. Per ora la crittazione dei contenuti dovrebbe garantire la segretezza dei contenuti dei files riposti dell’Hard Disk Virtuale, ma fino a quando?

Streaming e Profilazione dei Social Network

You Tube, all’inizio, non dava la possibilità di scaricare i contenuti ed aveva sdoganato definitivamente lo streaming, anche grazie – fattore assolutamente non secondario – all’aumentata velocità media delle connessioni che diede un’accelerata alla diffusione di internet in Italia simile a quella che fece il boom economico nell’Italia degli anni ’60 per l’acquisto dei televisori.
Già ora dei quotidiani on line (il Corsera, ad esempio, su http://video.corriere.it/) fanno precedere ai video degli spot e su YouTube compaiono le pubblicità testuali di Adsense ed è da una vita che le radio campano sulla pubblicità che precede e segue la musica trasmessa e sono loro ad accollarsi gli oneri dei diritti.
Internet, con Last.Fm [http://it.wikipedia.org/wiki/Last.fm] – internet radio e social network insieme – costruisce un profilo musicale per ogni utente anticipando, per affinità, le sue preferenze.

File Playing, nuovo paradigma

Quindi, triangolando gli spunti di cui sopra, serve un nuovo paradigma che definisca un nuovo modello di web radio (che si accolli i costi del copyright – major contente - ed i guadagni pubblicitari - business model valido) che dia la possibilità di ascoltare la musica (sempre gratis, per gli utenti finali!) preferita (anche su demand, non solo “dedotto” alla Last.FM – anche se l’idea è eccezionale) senza avere dei file residenti sul proprio PC (quando avremo una diffusione Wi-Fi – o equivalente – degna di tale nome, ma anche prima: il web rimarca come non mai che il bisogno accelera il processo) superando definitivamente il File Sharing verso il File Playing.
Punto debole è la totale dipendenza degli utenti dai produttori, come era una volta… ma questo è tutto un altro discorso.

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